Una terra chiamata Alentejo – Saramago

Un uomo, una donna, un bambino piccolo e un asino che trascina un carro, così inizia il libro “Una Terra chiamata Alentejo” del premio Nobel per la letteratura 1998 Saramago.
Ci stupisce subito con la descrizione del paesaggio che più che una descrizione è una pittura: “…Con la pioggia, il terreno pallido e caldo si è picchiettato di stelle scure, improvvise, cadute sordamente sulla polvere soffice…”.
Continui e profondamente sentimentali gli accenni alla Natura, ne riesce a descrivere perfino il “carattere” come fosse una persona “La natura non conta i morti, conta i vivi e quando questi le avanzano, trova una nuova mortalità..”, al MondoIl mondo con tutto il suo peso, questa palla senza inizio né fine…che sembra una bruttura vagante nel cielo o una trottola silenziosa..”

Quasi subito arriva il protagonista, a volte così discreto da non sembrarlo affatto, Joao Mau-Tempo, adesso bambino “una scheggia d’uomo”, poi un anziano che dopo tanto lottare troverà risposo.
Come palcoscenico della vicenda umana c’è il latifondo (“Un mare interno..”) dove ingiustizia, soprusi, povertà , guerre (“quel mostro, la guerra, che prima di divorare gli uomini ne ripulisce le tasche..”), piccole gioie, morte (“E la morte è una grande livella che passa sul moggio della vita ed estromette quanto c’è d’avanzo..”), soddisfazioni e amicizia, si alternano senza un ordine preciso, sorprendendoci.
Non è una lettura, è un percorso, sofferente, durante il quale non è raro che l’autore discuti e si confronti con i suoi personaggi che, inevitabilmente, come per ogni suo libro, diventano persone.
Allora si soffre insieme a loro. Il lettore diventa una comparsa che assiste inerme senza poter interferire con il destino scelto dall’autore.

La storia continua e si evolve nei figli dei figli, gli uni carichi di sofferenze e rinunce, gli altri di speranza, Saramago è capace di sferrarci un colpo dritto allo stomaco quando scopriamo di quali abominevoli atrocità è capace un uomo, o quel che di esso è rimasto, quando ha potere assoluto.
Il cuore di chi legge palpita e man mano che gli occhi scorrono verso la fine del libro, accelera i suoi battiti, ma non come se il corpo che abita si fosse lanciato in una folle corsa in discesa, piuttosto come se davanti al cuore ci fosse una irta ma breve salita al di là della quale sappiamo esserci il sole.

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