Tv per un figlio – Anna Oliviero Ferraris

Nel libro “Tv per un figlio”  Anna Oliviero Ferraris, psicologa, psicoterapeuta e Professore di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza, attraverso un linguaggio chiaro, semplice e alla portata di tutti, arriva a sviscerare gli effetti principali dell’“abuso” da parte di un bambino, della Tv, definita “la scatola magica”.

Il testo contiene utili consigli per i genitori, test da far fare ai propri figli e con i quali divertirsi per “staccarsi” dal monitor che, pare, invii veri e propri messaggi ad hoc proprio ai più piccoli: “i bambini tendono a memorizzare i messaggi pubblicitari in misura superiore a qualsiasi altro messaggio proveniente dal teleschermo”.

A mio avviso “Tv per un figlio” non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto si sente dire (e convalidare con ricerche scientifiche) da anni, però è un ottimo spunto di riflessione soprattutto per i genitori che desiderano “salvare” i propri figli da questo mostro mangia pensieri e dall’imbecillità.

Curiose le risposte che numerosi bambini danno alla domanda “che cosa è per te la televisione”, in alcuni casi addirittura viene percepita come vera e propria babysitter.
In generale pare che uno degli elementi più intriganti della tv sia il telecomando, fonte di vera e propria autonomia.

Nel libro vengono analizzate anche tutte le implicazioni che comporta la teledipendenza per un’età così delicata, che è poi quella in cui si forma il carattere e il fisico.
A tal punto, in merito ad una ricerca effettuata in Inghilterra è emerso che non basta mandare due volte a settimana in palestra o in piscina i propri figli per scongiurarne l’obesità, il corpo e la mente dei bambini devono essere sviluppati giocando, inseguendo, rotolandosi, arrampicandosi.

Interessante tutto il capitolo riguardante la pubblicità, e particolarmente illuminante la frase in merito alle risate preregistrate che spesso invadono diversi programmi di intrattenimento: “l’uso ( delle risate preregistrate) implica per coloro che le diffondono una fiducia assoluta nell’imbecillità dello spettatore”.

Contrariamente a quanto si possa pensare il libro non spara a zero sulla televisione, il cui utilizzo, moderato, può addirittura favorire lo sviluppo della capacità critica, l’autore si interroga, piuttosto, sulla effettiva necessità di dover essere necessariamente informati su tutto quel che accade nel mondo in “tempo reale”.

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