Il lamento del bradipo – Sam Savage

Non avevo mai letto nulla di Savage, pur conoscendolo di “nome” dopo l’enorme successo del romanzo Firmino (2006), ho iniziato a leggere Il lamento del bradipo con un po’ di “sospetto” come accade per tutte le cose che non si conoscono, ma non l’ho ri-cacciato nel cassetto come si fa, adesso, con quei poveracci degli extracomunitari…ho continuato a leggerlo, piano piano, con calma, con tutta l’umiltà di chi sa di essere “ignorante” inquanto ignora ciò che gli è davanti…
Infatti mi è piaciuto molto, nonostante non sia il genere di libro che consiglio a chi affronta uno stato di depressione, e non perchè il libro sia deprimente ma perchè è crudelmente reale…

E’ drammatico-ironico, il romanzo è una serie di lettere che il protagonista giornalista Andrew Whittaker, scrive a diversi destinatari e attraverso le quali snocciola la sua vita, i suoi timori, le sue speranze, i suoi fallimenti…insomma se stesso.
Le lettere, che scrive nei mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre e che sembrano essere i testimoni inconsapevoli di una preannunciata tragedia o quasi, vengono inviate agli inquilini del palazzao, in sfacelo, di sua proprietà, alla ex moglie alla quale è ancora legato, alla sorella odiata e ai lettori aspiranti redattori di Bolle che il più delle volte vengoo stroncati con estrema (e aggiungerei sana) durezza.
Posso dirvi cosa proprio non appartiene al protagonista: la sdolcineria.
E’ diretto nelle sue comunicazioni con l’esterno e lento, forse porprio come il bradipo, nel comprendere che forse i passi che sta facendo non sono quelli che avrebbe dovuto fare…

Vorrei citare, come di consueto, una frase del protagonista che a me è piaciuta moltissimo:

“Quanto a Dio, io  non sono semplicemente un agnostico, sono un seguace dell’indifferentismo”.

Per chi, come me, non conoscesse Savage, basti sapere, per capire “chi è”, che era un ex prof. di filosofia, poi diventato meccanico di bici, poi ancora carpentiere e pescatore, per arrivare, ad oggi, all’arte della scrittura.

Infine, siccome i libri sono delle vere e proprie opere d’arte, vorrei sottolineare che molto, ma molto carina è anche la copertina del romanzo, opera di Saul Steinberg.

Saul Steinberg

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