Lo potevo fare anch’io – Perchè l’arte contemporanea è davvero arte – Bonami

Arte come cibo …dell’anima” un libro di brevi storie dell’arte contemporanea

Amo l’Arte, in tutte le sue mille e più espressioni, non saprei dire bene perchè forse “solo” per l’emozione che mi da sapere di essere davanti ad un’opera che qualcuno ha creato per qualche motivo…Però, è vero, quelle poche volte che mi sono trovata davanti ad un’opera, quadro, scultura o allestimento, di Arte contemporanea, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata “lo potevo fare anche io”…
Così quando ho visto che il mio compagno leggeva questo libro ho subito approfittato e deciso di leggerlo, se non altro, per capire.
Voi non ci crederete, ma non solo ho capito, adesso, addirittura l’Arte contemporanea mi piace!

L’idea che sia arte solo ciò che è difficile realizzare
è come affermare che  bere un bicchiere d’acqua è una cosa banale
.”

Sarà per il linguaggio così colloquiale ed esaustivo, perfino simpatico, utilizzato dall’autore, Francesco Bonami, sarà perchè, come spesso accade, non si ama solo quel che non si conosce e basta conoscere per amare…

Nel libro, intitolato, appunto, Lo potevo fare anch’io – Perchè l’arte contemporanea è davvero arte, l’autore scrive di alcuni tra i più noti artisti senza lesinare anche, all’occorrenza, critiche che motiva sempre con particolare attenzione.
Marcel Duchamp, Lucio Fontana (che tagliava le sue tele), Jackson Pollock (action painting – pittura d’azione), Andy Warhol (rivoluzione dell’arte consumista), Lucian Freud (nipote del famos Freud, …il puzzo riesce a dipingerlo..), Gerard Richter (“i suoi quadri sembrano fotografie fuori fuoco“..), Anish Kapoor (si serve dell’arte come di un enorme aspirapolvere, Robert Mapplethorpe (la sua fotografia viene paragonata ai disegni di Michelangelo), Robert Ronschenberg (quando era piccolo la mamma trovò che aveva dipinto il divano, con un ombrello infilato nella spalliera e una scopa incollata sui cuscini), Christo e la moglie Jeanne – Cloude (The Gates, i precursori della Land Art), Danten Hirst (il signore delle mosche), Jeff Koons e il suo Rabbit, Cattelan, Botero (…le figure non grasse, ma gonfie).
Questi sono solo alcuni degli artisti ammirati da Bonami, altri come Arnoldo Pomodoro e Gattuso, vengono criticati ma sempre con una certa eleganza.
Infine, bellissima, davvero, la fine, quando Bonami parla della differenza tra mostruoso (come la Stazione Centrale di Milano o l’Altare della Patria a Roma) e brutto:

la morte non sempre arriva, per fortuna, dal cielo e dai missili,
ma anche dalla pacifica, inerte,accettazione della bruttura del tutto

laFeltrinelli.it

 

Lucio Fontana Fondazioneluciofontana.it

Festival dell’Arte Contemporanea
www.festivalartecontemporanea.it

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