Lucernario – Saramago

Dopo le prime pagine del libro del mio autore preferito, Saramago, che quindi conosco piuttosto bene, ho pensato: ‘é un falso’.
Non sembra lui a scrivere, lo stile non é quello per il quale siamo abituati a conoscerlo e a ricordarlo.
Lucernario, l’inedito dell’autore che ancora stento a ricordare non essere piú tra noi (la stessa cosa mi capita per esempio anche con Lucio Dalla, un altro scrittore geniale a mio avviso) é il testo che un editore si rifiutó di pubblicare e il libro che per Saramago rappresentó un vero e proprio dolore.
Scritto tra il 1949 e il 1952 riflette chiaramente il periodo, durante il quale certe cose erano normali (provateci adesso a dire che é normale picchiare la propria moglie) e altre assolutamente no (ad oggi le prostitute non vengono viste male, anzi, alle volte qualcuna diventa anche parte integrante della politica).

La scenografia é un palazzo a Lisbona abitato da sei famiglie differenti nei sentimenti e nei desideri, una sottile linea di inadeguatezza lega i personaggi in modo piú o meno evidente e alla fine, credo, (perlomeno a me é accaduto cosí) anche il lettore.
Come di consueto mi accade quando leggo, anche io ero dentro al libro, a un angolo delle stanze dove si compivano azioni dolorose, piacevoli o apparentemente silenziose, e osservavo i personaggi, tutti protagonisti, cercare disperatamente un’unica cosa: l’adeguatezza all’esistenza, che forse é la felicitá.
Il personaggio che ho amato e continuo ad amare anche dopo aver letto la 325esima pagina, é Silvestre, il calzolaio con la sua grassa moglie che ama come il primo giorno.
Poi ci sono 4 donne, una madre con le sue due figlie e una zia che sembra piú ‘madre’ di quella vera, poi una coppia che ha perso una figlia e che si odia fino al disprezzo, una coppia con un bimbo che non si odia ma non si ama, una donna mantenuta che detesta la propria madre, una famiglia con padre, madre e una figlia, piuttosto bigotti.

Caetano é il personaggio che odio e che mi ricorda Berlusconi (non so se il povero Caetano sia una vittima della mia indisposizione totale verso il nostro ex Presidente del Consiglio, che io, sottolineo, non ho votato..sia chiaro…sia molto chiaro!).
Si legge “a Caetano piacevano le donne, tutte le donne. La semplice vista di una gonna ondeggiante lo turbava”.

Tra le frasi che ho segnato, la descrizione che Saramago (?) fa della musica “Danza macabra di Honegger”, é cosí accurata che le parole consentono quasi di poter ascoltarla: “il coro dei morti, tra mille grida di disperazione e pena, urló il suo dolore e i suoi rimorsi, e il tema del dies irae soffocó, annulló i risolini di un clarinetto turbolento”.

Mentre scrivo questa recensione mi trovo a Solda dell’Ortles (Trentino Alto Adige) ed é un posto paradisiaco dove leggere, ma anche scrivere, sembra quasi una conseguenza inevitabile un pó come respirare. Ho ancora qualche giorno di ferie poi si ritorna in ufficio, nel frattempo ho portato con me un altro libro, “La bellezza e l’orrore – la grande guerra narrata in diciannove destini” di Peter Englund, autore che non conosco ma ho letto le prime 3 pagine e mi é giá piaciuto moltissmo.

A presto cari lettori …

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