Ernest e Celestine – Pennac

Era il 19 agosto, ero in Piemonte, a Entracque nelle Alpi Marittime per la consueta vacanza estiva dedicata al trekking, quel giorno ho terminato di leggere “Ernest e Celestine”, l’ultimo libro di Daniel Pennac.
Dicono sia un libro per bambini ma vi assicuro che letto dagli adulti ha un potere particolare, quello di Pennac, insomma.
Chi legge Pennac sa di cosa parlo….chi non lo ha mai letto….beh, deve farlo 🙂

Allora, andando al dunque della recensione del libro, Ernest Ă© un orso, Celestine Ă© una topolina. Vi faccio solo notare che, a vostra insaputa, ci siete anche voi nel libro…
Detto questo, la storia racconta dell’amicizia – apparentemente improbabile – tra due animali i quali la tradizione del “mondo di sotto” (dei topi) e quella del “mondo di sopra” (degli orsi) vogliono essere, da sempre, acerrimi nemici.
Gli uni, i topi, terrorizzati dal “grande orso cattivo” del quale sentono narrare orribili vicende raccontate dalla perfida “Topa Grigia” dell’orfanotrofio, gli altri, gli orsi, da sempre spinti alla caccia dei topi ideando trappole mortali.
Ne passano di tuttini colori i due amici ma la loro amicizia diventerá sempre piĂş forte, fino al punto di difendersi a vicenda…ma senza saperlo, quando si troveranno nel “guaio” peggiore, lontano l’uno dall’altra.

Come dicevo, io non sono certo una bambina anzi proprio i miei 38 anni mi hanno offerto una lettura personalizzata di queste pagine e cosĂ­ i due animali possono diventare qualsiasi cosa, addirittura dei “concetti”, delle “sensazioni”.
É un racconto che insegna ai piú piccoli e ricorda ai piú grandi che il pregiudizio sará pure duro a morire, ma muore se lo si vuole.

P.S.
Ă© un libro particolarmente indicato per chi ama la pittura e la musica…il perchĂ© lo scoprirete…
…ah…alla fine scoprirete la vera identitá di Celestine…

Buona lettura!

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I Diritti del lettore – Pennac

Inizio questo nuovo anno 2013 con una recensione di un libro di Daniel Pennac (che è francese come saprete) in Lingua Inglese..che per voi ho tradotto in Lingua Italiana 🙂 .
Intanto ho deciso di leggerlo in Lingua Inglese per vedere se l’effetto “sopresa” a cui mi ha abituato Pennac è lo stesso anche anche se in un’altra Lingua e la risposa è si.
I Diritti del lettore (The Rights of the reader) è il libro ideale per insegnanti e genitori, io non sono nè insegnante nè genitore ma il libro mi è comunque piaciuto.
Parla dei libri e dei lettori, della lettura come un “gift”, un vero e proprio dono che si può insegnare praticando, per primi, la lettura ma senza imporre, mai, la lettura come un obbligo.

Quali sono i diritti del lettore dunque?

  1. Il diritto di non leggere
  2. il diritto di saltare le pagine
  3. il diritto di non leggere un libro
  4. il diritto di leggere ancora quante volte si vuole lo stesso libro
  5. il diritto di leggere qualsiasi cosa
  6. il diritto di sbagliare confondendo la storia di un libro per la vita reale
  7. il diritto di leggere ovunque
  8. il diritto di immergersi nella storia del libro
  9. il diritto di leggere ad alta voce
  10. il diritto di stare in silenzio.

Contrariamente a quanto si possa pensare (chi non conosce Pennac potrebbe pensarlo) lo scrittore non vuole assolutamente invogliare genitori e insegnanti a costringere i giovani a leggere, anzi, lo dice proprio chiaramente: a  scuola si impara a leggere, ma non ad amare la lettura…

Il libro è “a block of eternity“..”reading is an act of resistance against all constraints
Leggere è condivisione: “love means sharing what we like with the people we like“.

I libri sono i nostri schiavi, dice Pennac: “Once in our hands, they become our slaves…but slaves that nobody would think of setting free, because they’re made of dead trees.

i-diritti-dei-lettori-pennac

Storia di un corpo – pennac

Posso dirvi che ho aspettato, volontariamente, alcuni giorni prima di finire il libro, perché non volevo finisse, non volevo che quel corpo morisse; quel corpo é diventato una persona amica, ho vissuto il suo malumore da bambino, che non sopportava una madre eterea e adorava un padre morto troppo presto, ho assistito, in disparte, sfogliando le pagine con estremo silenzio, in punta di dita per timore di disturbarlo, alla sua prima notte di sesso, ho sofferto con lui per la morte del nipote, ho pianto, alla fine.

Copertina storia di un corpo

É bello, bellissimo.

“Storia di un corpo” Ă© il diario di un corpo, quello di un uomo che scrive raccontando alla figlia, fino all’ultimo giorno, tutto quel che riguarda il suo corpo, quindi la sua vita, i bisogni fisiologici, quelli che attengono all’anima.
E lo fa utilizzando espressioni cosĂ­ vere ma mai volgari anche quando parla di come ha imparato a fare la pipi (“arrotolando il calzino”), “dell’arte dell’addormentamento”, della morte: ” Ă© difficile capire cosa ci portano via, morendo, coloro che abbiamo amato…mentre i corpi sono vivi, i nostri morti tessono per noi ricordi….”
E la sofferenza dovuta ai mali che la vecchiaia porta con sè, Pennac la descrive come un contratto di locazione: “il mio corpo e io viviamo la fine del nostro contratto di locazione come due coinquilini indifferenti”.

Signori Bambini – Daniel Pennac

Simile a Benni per sagacia e capacità di catturare l’attenzione con la fantasia, Daniel Pennac, in “Signori Bambini”stupisce per come riesce a trasformare in reale il surreale e come dice all’inizio del Libro “Immaginazione non significa menzogna”: ho fatto mia questa frase e la dico in ogni occasione, quando non so cosa dire, quando so di aver sbagliato, quando voglio giustificarmi senza dare l’impressione di farlo…anche a questo servono i Libri, secondo me.

La curiosità del Libro “Signori bambini” sta nel fatto che, contemporaneamente alla sua stesura, l’amico di Pennac, il regista Pierre Boutron, girava un film con la stessa identica trama, ma entrambi avevano giurato che avrebbero, l’uno letto il libro e l’altro visto il film contemporaneamente, né prima né dopo.

Per dirla in poche parole, Pennac trasforma alcuni ragazzini in veri e propri signori, almeno fisicamente, perché di testa restano piccoli mentre i loro genitori si fanno piccoli e indifesi.
I signori bambini iniziano un “viaggio” all’interno di sé stessi e senza alcuna banalità o concessione poetica sdolcinata arrivano al mistero della trasformazione iniziata per colpa (ma direi “grazie a”) di un professore, un certo Craistang e del padre di uno dei piccoli/grandi, morto di Aids.

Vorrei citare due righe che più che frasi sembrano due “pennellate”, come in un quadro fatto di parole, perché secondo me lui, Pennac è uno dei pochi scrittori che io definisco come “pittori con le parole”.
Ed ecco quanto in merito alla descrizione del dialogo tra i bambini diventati, per chissĂ  quale sortilegio, signori: “(Francamente, queste sghignazzate preadolescenziali in quelle carcasse di quarantenni sono roba da far perdere ogni speranza nella specie umana. Una scorciatoia spaventosa. …)”

Non posso rivelarvi il finale, sarei tanto tentata ma non posso e forse non so farlo nemmeno, perché è talmente bello e inaspettato che dovrei chiamarmi Pennac, Daniel Pennac, per riuscire a scriverlo.
Ultima cosa, bellissima, a mio avviso anche la copertina del Libro Signori Bambini, disegnata da Andrea Dojmi.