Il coraggio di scegliere – Fernando Savater

Sino ad ora non avevo letto nulla di Fernando Savater, docente di Filosofia all’Università di Madrid e noto intellettuale spagnolo.
Il coraggio di scegliere è una “collezione” di riflessioni e considerazioni di una mente chiaramente “aperta” che vede olte quel che lo circonda anche a distanza di miglia…e non è poco.
Riflette sulla Libertà...e non è poco nemmeno questo, però non è un testo che consiglio a sprovveduti o lettori in erba… è un testo impegnativo non per il linguaggio ma perchè ti costringe a seguire senza perdere nemmneo una virgola altrimenti devi cominciare da capo.
Qual’è il punto  sul quale riflettere?
Non l’origine ma il principio e il principio dell’uomo sta nell’azione..il contrario del programma.
Programmi sono i modelli vegetativi e gli istinti, le rose e le pantere sono programmate..“”il cervello è l’organo specifico dell’azione“.
E a proposito di pantere e uomini, non ci avevo mai pensato, ma è vero: la differenza tra uomo e animale sta nella totale assenza di specializzazione dell’essere umano.
Non abbiamo sviluppato le branchie insomma nè tantomeno le piume ma possiamo nuotare all’accorenza e trovare il modo di riscaldarci.
Il fatto di non esserci specializzati comporta che riusciamo ad adattarci a qualsiasi situazione.
Savater parla poi del piacere, (da dove viene la cattiva fama morale del piacere?….quando godiamo non abbiamo bisogno di niente e nessuno) della politica e bellissimo il passo sulla verità, così scrive:

Perchè si odia, si disprezza  e si teme la verità? Perchè la verità prima ci manca e poi è di troppo…

Il libro mi ha suggerito un nuovo testo da cercare in biblioteca o acquistare: Storia morale  del XX secolo di Jonathan Glover.

La copertina del libro, così come mi ha poi suggerito una mia collega (non Elisa questa volta) un’altra “bionda” (e pure alta!) Francesca, (in quanto laureata in Sociologia è riuscita a individuare subito la tematica della copertina), si rifa alla gestalt.
Direttamente dalla chat di Skype di Fra:
Si chiama psicologia della gestalt, gestalt significa forma e quindi si dice anche psicologia della forma, l’aspetto più importante di questa teoria è la contrapposizione al modello comportamentista basata sul concetto di SRTIMOLO-RISPOSTA“.

su laFeltrinelli

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Il vangelo secondo la scienza – Piergiorgio Odifreddi

Il libro Il vangelo secondo la scienza, che non consiglio come  lettura a tempo perso perché, andando avanti si fa complesso (non è un libro da “sotto l’ombrellone” è un libro che va elaborato), inizia subito in modo chiaro e diretto, non lascia intuire te lo dice proprio: inizia con il perché l’autore abbia avvertito l’esigenza di scrivere questo libro.
Racconta l’aneddoto di un viaggio a Calcutta, qui Odifreddi registra una forte incongruenza tra un suntuoso tempio e, accanto, a pochi passi di morte, la casa dei moribondi di Madre Teresa “…la casa non ha nemmeno un atrio….quei corpi sofferenti e seminudi distesi sul pavimento e privi anche di un letto, nonostante le offerte miliardarie ricevute dalla Santa”.
Il libro non ha come bersaglio principale la chiesa cattolica (anzi) , il bersaglio del libro è tutto ciò che non è scienza, quindi la religione (in generale).
La prima contraddizione religiosa si incontra con la distinzione tra vegetariano e  carnivoro (Genesi IX, 3 e Paradiso Terrestre I, 29).
Il professore di Logica spiega da un punto di vista psicologico termini e concetti quali misticismo, ritualità e teologia.
Per chi come me ama la filosofia, i passaggi (molti a dire il vero) su filosofi come Platone, Agostino, Pitagora, Aristotele, Plotino, Kant sono quasi illuminanti.
Per esempio, particolarmente illuminante (almeno per me che sono una donna) è la riflessione verso la quale Odifreddi ci conduce con, appunto, la pura logica lì dove, raccontando la creazione dell’uomo così come raccontata nella Genesi, sottolinea come Dio per creare l’uomo abbia in lui soffiato (nelle narici) l’anima ma per creare la donna questo soffio vitale viene, per qualche motivo, “dimenticato”…
Odifreddi utilizza non solo la logica ma anche l’ironia e, ovviamente (dico ovviamente perché tra i premi ricevuti dal professore anche quello Galileo dell’Unione Matematica Italiana) la confutazione dei puri “Giochi matematici”….
Impegnativo

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La Questua – Curzio Maltese

Manuale Primo Soccorso Gratis

Edito dall‘Associazione Nazionale Formatori della Sicurezza sul Lavoro (ANFOS) con il patrocinio delle Istituzioni come il comune di Vercelli, il Manuale di Primo Soccorso di Sergio Pagliocca sarà presentato il 5 febbraio alle ore 10,15 presso la Sala Pastore Camera di Commercio in Piazza Risorgimento 12 (Vercelli)  e distribuito gratuitamente fino a esaurimento scorte. Per contattare l’autore sergio.pagliocca (at) gmail.com

L’autore, Pagliocca,  istruttore di primo soccorso e in servizio nella Polizia a Vercelli, ha dato vita ad un testo legibilissimo anche dai non addetti ai lavori.

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Noi – Walter Veltroni

Noi è un romanzo di Walter Veltroni (ma che fine ha fatto???) che ripercorre alcuni eventi storici attraverso le parole e i comportamenti (già perchè più di leggere sembra di vedere un film) dei personaggi.

Il 1943 con tutto lo sfacelo storico che questo anno porta con sé, il 1963, il 1980 e l’inverno 2025

Il romanzo inzia con la fine del fascismo, con un quattordicenne che pensa (e questo sarebbe già un miracolo adesso…cfr Perle ai porci – Gianmarco Perboni)…
Il padre, maggiordomo del duce, il paese che sta per sprofondare sotto il peso enorme del dolore di tutti coloro, tanti ormai, che si chiedono “perchè si debba combattere contro un nemico così superiore in tutto, di armi e di uomini, di noi..“.

Inutile dirvi del dolore che, invece, ha invaso me quando ho letto della tragica storia dei 20 bambini di Bullenhuser Damm..soprattutto quando, alla fine, scopro che il romanzo non è proprio un romanzo…

Weltroni  “Mi sono concesse poche licenze alla fedeltà della ricostruzione storica…“.

Infine vorrei segnalare quanto mi è rimasto di un esame universitario di Storia contemporanea, in merito alla guerra..
Il professore spiegava, nell’aula della Sapienza gremita di ragazzi che chiacchieravano, che molti uomini per evitare di andare in guerra (la seconda guerra mondiale) si inniettarono benzina nelle gengive per procurarsi accessi…

Ora, vorrei commentare ma credo che si commenti da solo…
Buona lettura cari amici.

PS. Per chi volesse, Weltroni presenterà il libro a partire da ottobre, qui www.walterveltroninoi.it/appuntamenti/ gli appuntamenti.

Lotta di classe – Ascanio Celestini

Non sembra di leggerlo questo libro, sembra di vedere un film, o anzi, meglio, di prendervi parte, è tutto molto colloquiale, profondo, vero, reale e quotidiano soprattutto per chi, i giovani, tutti i giorni si alzano e tutte le notti vanno a dormire con la stessa “compagna”: la precarietà.

Chi ha dimenticato il caso Atesia, il call center di Roma, Cinecittà ?

La vita di diverse persone si snocciola intorno al Call Center ma non solo … Sono diversi racconti, dove ogni protagonista, senza saperlo, incontra il protagonista del racconto successivo, è come se Celestini avesse “rubato” le pagine del diario di tutti i protagonisti che, casualmente, si conoscono e condividono, senza saperlo, speranze, illusioni e desideri.

Perfino nei ringraziamenti, lungi dal limitarsi a “dire”, Celestini racchiude in sole 2 righe il sentimento che ha animato e anima questa generazione di precari, precari in tutto, non solo nel lavoro. Così Celestini ringrazia: “Grazie a Sara, Paola e Andrea per aver avuto pazienza. Grazie alle donne e agli uomini del collettivo precariAtesia per averla persa.”

Il primo racconto narra della vita di due ragazzi rimasti a vivere da soli con lo zio: “mio zio era la macchia sporca sul divano accanto alla macchia di sugo sul pavimento … era l’umanità in ciabatte che puzza di minestrina con il dado.

Il secondo capitolo è dedicato a Marinella, la ragazza con il labbro leporino che descrivendo il centro commerciale di Cinecittà dice “… è una casa di Barbie per pupazzi di carne …”.

Poi Nicola e, infine, la signorina Patrizia, terminano il libro con le loro storie. Come mio solito, quando recensisco un libro, soprattutto un libro che adesso mi scorre nel sangue, che è passato direttamente dagli occhi all’animo senza essere filtrato da altro,qui riporto solo alcune delle frasi che più mi hanno colpito e che descrivono perfettamente, a mio avviso, la dimensione delle parole così come le usa Celestini.

Parlando dei baristi, Marinella dice “… i baristi non li sopporto. Quelli che ti guardano male se gli chiedi di andare al gabinetto. Ti guardano come per dirti “paghi solo il caffè e poi mi scrocchi anche il cesso”. Io gli direi “la prossima volta che prendo il caffè senza pisciare mi fai lo sconto?”.

Efficacissima la frase che Celestini fa dire alla signorina Patrizia per descrivere il suo disagio e quello dei precari: “… crescevo quadrata in un mondo rotondo.

Da leggere, sicuramente, per non sentirsi soli, per avere coraggio.

Eutanasia e suicidio assistito

Ho letto Eutanasia e suicidio assistito, scritto da professori universitari come Gerald Dworkin e Raymond G. Frey e da una delle più note studiose di etica in America Sissela Bok, nel 2002, per via della Tesi in Filosofia del diritto che stavo scrivendo e il cui titolo era Eutanasia e Suicidio: Il Diritto di fronte alla morte.
Chi desidera conoscere opinioni pro e contro questa delicata tematica, tutte argomentate in modo impeccabile, non può esimersi dal leggere questo testo scientifico che non annoia, informa ed apre nuovi spunti di discussione.
Otto capitoli che toccano vari aspetti, la legislazione in America a confronto con quella Olandese, analisi su dibattiti contemporanei, la visione della cristianità.
Il controllo sulla nostra vita è uno dei più importanti beni di cui disponiamo, così inizia il capitolo”Distinzioni tra tipi di morti” scritto da Fry e sempre da Frey proviene l’interessante capitolo “La china scivolosa”.
Da Sissela Bok, in merito ai Dibattiti: “..Le posizioni riguardanti il suicidio e il togliere la vita ad altri hanno raramente percorso strade parallele..Ancora oggi possiamo cogliere un riflesso nel fatto che ai condannati che attendono l’esecuzione nel braccio della morte viene impedito fino all’ultimo minuto di togliersi la vita.”

Straordinario il capitolo della stessa studiosa sul suicidio ampiamente dedicato a “spulciare” le teorie del passato iniziando da Socrate: “…il fatto che egli beva la cicuta può dunque essere considerato un suicidio in senso proprio o semplicemente il mettere in atto una sentenza di morte imposta dall’esterno?
L’esito della lettura non è affatto scontato…io stessa, mentre scrivevo la tesi e al momento della discussione (lontano luglio 2002) ero fermamente convinta che nessuno potesse decidere della vita degli altri, nemmeno della propria.
Poi, un giorno, quando vidi mio padre consumarsi come un cerino accesso al vento per un perfido tumore, pregai che morisse prima possibile e solo la mancanza di coraggio mi ha impedito di ucciderlo, per fortuna poi Dio era distratto e non mi aveva sentito e per fortuna che io sono una vigliacca, tant’è che adesso ho ancora un papà.