Saltatempo – Stefano Benni

Sagace e tra i più creativi, nel libro Saltatempo, Benni intreccia alla storia di un ragazzino, soprannominato Saltatempo, che cresce tra allucinazioni (?), gnomi, valori e tentazioni (persino quella di uccidere, anche se per una “sana” vendetta), la storia di altri personaggi per lo più di paese, signorotti, magia ed ecologia.

Detto così sembra un minestrone e forse lo è, ma di quelli ottimi però!
La storia inizia con l’incontro con un Dio ( che potrebbe essere il Dio cattolico, ma se qualche prete leggesse il libro lo troverebbe alquanto blasfemo):

Quando ero molto piccolo ho visto un Dio”: già da qui, dal fatto che utilizzi l’articolo indeterminativo “un” invece che il determinativo “il”, ci fa capire, a mio avviso, che Benni (Saltatempo) è profondamente rispettoso della religione altrui…

Ed ecco perché qualcuno potrebbe ritenerlo blasfemo: “Subito l’uomo nuvola mi sorride e io capisco che solo un Dio sorride così e si accovaccia sul poggetto, controluce, tra la valeriana e i radicchi, si tira giù tre o quattro tipi di braghe e mutande e comincia a farla, ma a farla davvero…”
Un Dio dunque estremamente vicino all’uomo.

Cresce Saltatempo tra i naturali impulsi sessuali della sua giovane età, la voglia di lasciare un piccolo paese troppo piccolo per le sue ambizioni e il desiderio, quasi incontrollato, di tornare sempre lì, soprattutto per difendere la terra, il fiume, dalle mire espansionistiche di un costruttore (distruttore) (no, non si chiama Bush).

Avrei dovuto decidere cosa fare…andare all’università o partire per Cuba o suicidarmi o fondare un gruppo rock, o fondare un gruppo rock e poi suicidarmi in tournee, oppure metter su un fruttaeverdura di sinistra o commettere un tirannicidio…

Così come inizia, il libro finisce: con l’incontro con quel Dio.
In sostanza quel Dio gli spiega perché si chiama Saltatempo e qual è la funzione di quei due orologi, potrei dire magici, ma non è esattamente così…
Di certo e sicuro c’è che un serissimo consiglio di gruppo fatto di gnomi, streghe e arpie ha emesso la sentenza: Saltatempo deve continuare a vivere.
Buona lettura, attendo i vostri commenti!

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Achille Piè Veloce – Stefano Benni

Dopo aver letto questo libro di Benni, Achille piè veloce, sono stata circa una settimana a chiedermi se, da qualche parte ci fosse davvero questo Achille, nascosto da tutto e tutti in modo che nessuno potesse vedere le sue deformazioni.

Il libro è doloroso, almeno lo è stato per me, che, è vero, mi commuovo perfino davanti ad una formica che trascina una briciola di pane e che, puntualmente, aiuto e che, puntualmente, scappa, perdendo anche il pezzo di pane.
Ma torniamo ad Achille Piè veloce: si intrecciano le vite di due personaggi, Ulisse e Achille, uno, un anonimo scrittore che ha perso l’estro e la creatività, l’altro, un mostro umano pieno di crudele realtà, apparentemente scontroso, maleducato.
L’incontro tra i due avviene, e dall’incontro nasce e si evolve la storia dell’uno e dell’altro, le storie delle persone a loro vicine, come quella della bella Pilar.

Benni tocca diversi temi, il lavoro, l’insoddisfazione personale, il sesso, l’amicizia, la corruzione, la politica, l’amore per la vita che in certi casi corrisponde perfettamente all’amore per la morte.

Cosa succede alle persone cosiddette normali quando incontrano di colpo un matto che urla o le investe di un delirio incomprensibile?…Dopo l’incontro restano immobili…ma il loro volto è cambiato, è come se fossero state fotografate da una luce accecante…”: così inizia il libro, e così “non” finisce, ma quasi, quando Achille Piè veloce scrive: “Solo il dolore insegna cos’è la vita senza il dolore”.

Non posso rivelarvi la fine, forse qualcuno se la immagina, altri no, la verità è che ognuno di noi potrebbe costruire un finale secondo le proprie inclinazioni e secondo la propria sensibilità, resta il fatto che Achille Piè veloce ti resta dentro, qualunque finale tu abbia scelto.

Margherita Dolcevita – Stefano Benni

Margherita Dolcevita, recensione della storia di una ragazzina ecologista e grassottella

Ecologista nel cuore, la rotondetta Margherita Dolcevita di Benni, dai biondi capelli ricci e l’animo pieno di ideali, ad un certo punto della sua vita si trova davanti ad un vero e proprio mistero con l’arrivo di vicini alquanto strani.

I Del Bene potrebbero essere alieni, vampiri, pazzi, malfattori, razzisti o tutte le cose insieme…ma solo alla fine del libro si potrà comprendere il messaggio che sin dall’inizio tesse la ragnatela attraverso le parole.

Una famiglia normale quella di Margherita Dolcevita:

  • il nonno, spassoso, vive in soffitta mangiando cioccolata: “…ogni venerdì sera balla il tango con un fantasma, dona Lupinda de Camarones Guetierrez, morta nel 1854, poi arriva il marito…e lui e il nonno si battono a duello tutta la notte”;
  • il padre, meteoropatico, facilmente condizionabile: “Ha arruolato duemila capelli che vivevano vicino all’orecchio sinistro e li ha costretti a emigrare nel deserto dell’emisfero destro, formando una sciarpa di peli che si appiccica al cranio con un’overdose di brillantina..”;
  • la madre annoiata, che guarda solo e sempre telenovela: “a voler essere precisi sembra una bustina da tè usata”;
  • due fratelli, uno di 18 anni pieno di brufoli che “mangerebbe polenta e panda, anche se fosse l’ultimo esemplare del mondo”, l’altro, più piccolo, un quasi genio “innamorato dell’insegnante di matematica, che sembra una cicogna con gli occhiali”;
  • Pisolo, il cane: “…il mio cancatalogo, perché più che un incrocio è veramente un catalogo di tutte le razze canine e animali e forse vegetali apparse sulla Terra…

E poi nella vita di Margherita c’è anche l’amore, quello per un Angelo misterioso, la Bambina di polvere (leggenda o verità?), gli animali, il rispetto per la vita, sotto qualunque forma (per principio!).
Con una lettura veloce Benni ci mostra il magico mondo di Margherita Dolcevita, così bello, così pulito.