Da Cosa nasce cosa – Bruno Munari

Chi mi segue sa che mi piace leggere praticamente di tutto (tranne i romanzi d’amore smielati), tra questo “tutto” ci sono anche e soprattutto i libri dedicati all’arte, al design, insomma a tutto quel che fa parte della nostra vita e del nostro vivere quotidiano, già perché il vero design (come più volte sottolinea Munari in questo libro) è rappresentato dagli oggetti nati prima del vocabolo design.
Questi oggetti sono: il leggio treppiedi, il lucchetto per serrande, la sedia a sdraio, la scure per spaccare la legna, la lampada per il garage, la sedia inventata da Michael Thonet.

La prima cosa che si legge entrando in questa “mostra” di pagine (ci sono anche molte immagini e relative didascalie, e pare davvero di avere una guida accanto che ti spiega dettagliatamente tutto ) è questa: cosa non troverà il lettore leggendo Da cosa nasce cosa.
Da cosa nasce cosa non è un libro che spiega (né vuole farlo) come progettare un’astronave, ma, invece, come affrontare problemi reali come “metter su casa”.
Pienamente concorde con alcune considerazioni fornite in merito a importanti concetti espressi, più volte, dall’autore: lusso, metodologia progettuale, aspetto psicologico della gestione dello spazio.

Il lusso

Il lusso – scrive testualmente – è una manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi p rimasto povero…E’ il trionfo dell’apparenza sulla sostanza.

Metodologia progettuale

La creatività non vuol dire (e non deve essere) mera improvvisazione , priva di metodo. La creatività deve avvalersi della metodologia.

Aspetto psicologico della gestione dello spazio

Quel che dalla pagina 160 a 177 viene definito come il capitolo dedicato allo spazio abitabile.
Tra i capitoli che non posso assolutamente non citare, ovviamente, quello dedicato ai Libri e nello specifico al capitolo “Un libro illeggibile” che lungi dall’essere quel che possa sembrare, è, invece, un’interessante sperimentazione per capire se è possibile utilizzare il materiale con il quale si fanno i libri (escluso il testo) come linguaggio visivo. I primi libri “illeggibili” sono stati esposti a Milano, nella Libreria Salto nel 1950.

Tra i capitoli di mio particolare interesse: Giochi e giocattoli , Riciclaggio (“considerare le cose non solo per quello che sono ma anche per quello che potrebbero essere”), Bionica, Prossenica.

 

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Arte e cognizione, introduzione alla psicologia dell’arte – Argenton

E’ un libro, in parte “tecnico” per veri appassionati d’arte dove con il termine “arte” si intende praticamente tutto, già perché  i dipinti come la musica, come un pensiero, sono arte: l’arte è una necessità di mettere ordine nel mondo percepito…il comportamento artistico come risultato di un salto qualitativo nell’uso delle capacità cognitive.

Quale fu il primissimo esempio di arte, quello pregnante testimonianza dell’evoluzione della capacità percettiva?
Le punte a foglia di lauro, già ,quelle utilizzate per cacciare.
Qual è il primo esempio della capacità dell’uomo di rappresentare le proprie rappresentazioni mentali tramite l’uso del linguaggio grafico: l’arte preistorica.

Il testo analizza i vari momenti artistici storici che vanno, appunto, dall’arte preistorica ai grandi geni come Michelangelo ( nello specifico le considerazioni di Freud che per 3 settimane osservò attentamente la scultura di Michelangelo Il Mosè) e Piero della Francesca con l’“enigma” della Flagellazione di Cristo.

Come sempre vi lascio con una delle frasi a mio avviso più belle,  che arrivano quasi, sempre, alla fine della lettura di un libro:

L’arte è conoscenza e comprensione del mondo
e la conoscenza e la comprensione psicologica del fenomeno artistico
è indispensabile per contribuire a conoscere e a comprendere la natura umana.”

Insomma non potrei essere mai amica di chi non sopporta sostare qualche minuto davanti un’opera d’arte, che sia un prato fiorito o un quadro, che sia un sorriso di un bimbo o una lacrima.

Storia della pittura – H.W. e D.J. Janson

Ho acquistato questo libro da un signore che credo fosse un clochard ma con una bancarella di testi vecchi, vecchissimi alcuni non databili proprio come lui.
Mi è piaciuta subito l’introduzione, così chiara, e ho pensato che con 5 euro io avrei avuto il mio libro, lui il suo panino, una cosa equa insomma.

In ogni caso ho fatto benissimo, è scritto davvero bene con paragoni e confronti davvero interessanti.

Storia della pittura

Il libro inizia con “Come nacque la pittura” e ci racconta, ovviamente dei primitivi, i cui disegni ritrovati nelle caverne testimoniano non il “piacere” di disegnare ma il bisogno: “Ongi volta che andavano a caccia, dovevano fare un disegno da uccidere“, immagine un po’ come se fossero il gioco delle freccette insomma..

Bufalo dipinto in una caverna

Poi prosegue con la storia che si snoda attraverso la cultura egizia, cretese, romana.
Solo  verso il 1400 gli artisti cominiciarono a rendersi conto che la luce è una cosa separata dalla forma e dal colore e forse ancora più importante perchè noi vediamo le cose secondo  la luce che le colpisce”.

Il sedicesimo secolo è “L’era del genio“…Leonardo,  Michelangelo e Raffaello.
Michelangelo così diverso da Leonardo, quest’ultimo “poteva paragonare un viso umano al muso di un leone o di un cavallo, perchè per lui l’uomo era semplicemente parte della natura“…Per Michelangelo, invece, “l’uomo era una cosa unica, quasi divina..”

Ne “Il trionfo della luce” ampio spazio a Caravaggio, ovviamente, e il suo splendido “La vocazione di San Matteo

caravaggio400.wordpress.com

Per ritoranre ai “confronti”, Rubens e Mantegna, per quest’ultimo  nulla sta fermotrabocca dalla tela da ogni lato..per l’altro è la pittura della Crocifissione a parlare per lui.

Arrivano gli sconvoglimenti sociali nel 1848 e l’Europa viene travolta dalle rivoluzioni scatenate dalle classi inferiori che rivendicano i loro diritti, la pittura “disegna” la società...

Dopo Van Gogh e la sua triste storia (come molti geni per altro) arriva il momento del mio preferito, L’urlo di Munch:
Munch ci fa vedere che cosa si prova quando si ha paura. E’ un quadro di terrore..”.

Astrologia, magia, alchimia – Dizionari dell’Arte

Contrariamente a quanto possa sembrare dal titolo, questo “libro” (lo metto tra virgolette perchè è piuttosto un dizionario) non tratta di astrologia, magia o alchimia..o meglio tratta di queste materie applicate, però, all’arte: è bellissimo!

Per chi ama l’arte in tutte le sue forme è un testo quasi obbligatorio, da tenere nella biblioteca e da leggere e rileggere ogni tanto, per assaporarlo meglio.
Io l’ho letto, sbagliando, nei miei tragitti casa – lavoro, sul treno ma credo che la migliore modalità di lettura sia comodamente seduti sul divano o sull’amaca in giardino.
Ogni pagina ha una o più foto di quadri, sculture e altre opere d’arte nelle quali ci si ricollega all’astrologia, magia o alchimia.
Vi segnalo solo pochissime immagini (sono 369 pagine):

Marte e Venere, del Botticelli
Marte sottposto al dominio di venere si assopisce (l’amore che vince sulla guerra…)

Immagine ripresa da http://www.engramma.it

L’uomo anatomico  Fratelli Limbourg

Immagine ripresa da Wikipedia

Poi un altro, bellissimo …del quale non sono riuscita a trovare una foto…

Matthaus Merian, Paesaggio Antropomorfico

Lo potevo fare anch’io – Perchè l’arte contemporanea è davvero arte – Bonami

Arte come cibo …dell’anima” un libro di brevi storie dell’arte contemporanea

Amo l’Arte, in tutte le sue mille e più espressioni, non saprei dire bene perchè forse “solo” per l’emozione che mi da sapere di essere davanti ad un’opera che qualcuno ha creato per qualche motivo…Però, è vero, quelle poche volte che mi sono trovata davanti ad un’opera, quadro, scultura o allestimento, di Arte contemporanea, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata “lo potevo fare anche io”…
Così quando ho visto che il mio compagno leggeva questo libro ho subito approfittato e deciso di leggerlo, se non altro, per capire.
Voi non ci crederete, ma non solo ho capito, adesso, addirittura l’Arte contemporanea mi piace!

L’idea che sia arte solo ciò che è difficile realizzare
è come affermare che  bere un bicchiere d’acqua è una cosa banale
.”

Sarà per il linguaggio così colloquiale ed esaustivo, perfino simpatico, utilizzato dall’autore, Francesco Bonami, sarà perchè, come spesso accade, non si ama solo quel che non si conosce e basta conoscere per amare…

Nel libro, intitolato, appunto, Lo potevo fare anch’io – Perchè l’arte contemporanea è davvero arte, l’autore scrive di alcuni tra i più noti artisti senza lesinare anche, all’occorrenza, critiche che motiva sempre con particolare attenzione.
Marcel Duchamp, Lucio Fontana (che tagliava le sue tele), Jackson Pollock (action painting – pittura d’azione), Andy Warhol (rivoluzione dell’arte consumista), Lucian Freud (nipote del famos Freud, …il puzzo riesce a dipingerlo..), Gerard Richter (“i suoi quadri sembrano fotografie fuori fuoco“..), Anish Kapoor (si serve dell’arte come di un enorme aspirapolvere, Robert Mapplethorpe (la sua fotografia viene paragonata ai disegni di Michelangelo), Robert Ronschenberg (quando era piccolo la mamma trovò che aveva dipinto il divano, con un ombrello infilato nella spalliera e una scopa incollata sui cuscini), Christo e la moglie Jeanne – Cloude (The Gates, i precursori della Land Art), Danten Hirst (il signore delle mosche), Jeff Koons e il suo Rabbit, Cattelan, Botero (…le figure non grasse, ma gonfie).
Questi sono solo alcuni degli artisti ammirati da Bonami, altri come Arnoldo Pomodoro e Gattuso, vengono criticati ma sempre con una certa eleganza.
Infine, bellissima, davvero, la fine, quando Bonami parla della differenza tra mostruoso (come la Stazione Centrale di Milano o l’Altare della Patria a Roma) e brutto:

la morte non sempre arriva, per fortuna, dal cielo e dai missili,
ma anche dalla pacifica, inerte,accettazione della bruttura del tutto

laFeltrinelli.it

 

Lucio Fontana Fondazioneluciofontana.it

Festival dell’Arte Contemporanea
www.festivalartecontemporanea.it