Rain non aveva le ali – Carlo Peparello

Prefazione a cura dell’autore Carlo Peparello

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Una storia deve catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine e restituirgliela all’ultima, senza pause. Una trama coinvolgente deve nascondere la verità e mantenere verosimile il filone logico narrativo. Un compito assai difficile quando l’intreccio si dipana su due piani dimensionali diametralmente opposti: quello reale e quello spirituale. “Rain non aveva le ali” è un thriller a tinte gotiche, un noir dal linguaggio raffinato e attuale, ma allo stesso tempo è nulla di tutto questo, come se la storia appartenesse ad ogni genere letterario e a nessuno di essi.

E’ l’ambiguità a farla da padrone. Il buon ritmo della narrazione fa si che non ci sia il tempo per cementare delle certezze, perché qualche pagina dopo esse vengono sconfessate da nuove verità o da elaborate illusioni. Gli stessi personaggi del romanzo non sono ciò che sembrano. Confesso di non averne preferito uno in particolare, poiché ad ognuno è stata data una veste unica, un fascino intrinseco che li distingue in modo eccellente, rendendoli più reali che mai. I loro limiti, le fragilità interiori e il loro modo affatto fantasmagorico di combattere pericoli noti e ignoti, li rendono vivi e “persone”, anziché “personaggi”. Tutti riescono ad attingere sorprendentemente ad una forza interiore che li rende per certi versi carismatici. Senz’altro Rain spicca su tutti, emblematica figura sfuggente, della quale si sa ben poco. Se l’intento dell’autore era di portare il lettore a porsi molte domande, spingendolo a cercare le risposte pagina dopo pagina, credo ci sia riuscito. Più si va avanti nel racconto e più fioccano informazioni su Rain, ma nonostante questo le domande restano: Chi è veramente Rain? Da dove viene? Le sue parole portano condanna o redenzione? E’ lui che sceglie chi incontrare o dietro c’è un disegno più grande?
Il leitmotiv è sempre lo stesso: Domande e ancora domande, curiosità, mistero. Le risposte non sono vilmente celate e relegate all’ultima pagina tramite archetipi giallistici di inizio 900, perché dopo la parola fine ci si rende conto che tutto era chiaro. Tuttavia l’abilità dell’autore sta nel prendere per mano il lettore e portarlo con lui in un altalenante viaggio tra speranza e disperazione, pericolo e riflessione, sogno e realtà, in una alchemica formula che non può fare altro che mescolare gli opposti. Non esistono più confini tra certezza e dubbio, dimensione onirica e dimensione tangibile.
Danielle Collard vive unicamente per scoprire chi è veramente Rain e ci si chiede da subito se questa ricerca nasca da pura curiosità professionale o se lei stessa cerchi risposte, assoluzione, speranza o chissà cosa.
Rain non aveva le ali” è una cronaca coinvolgente che mette a nudo la fragilità umana di fronte ai grandi enigmi dell’esistenza, dove personaggi assolutamente normali si ritrovano a fare i conti con enigmi dalla natura ignota e oscura. E come ho scritto in uno dei miei romanzi: “Le persone a volte credono impossibili cose che semplicemente non hanno mai visto, e quello che non vediamo ma è sul nostro cammino, sono le coincidenze, ovvero “ fatti accidentali ma che casuali non sono
Marco Cesati Cassin

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Il quaderno di Maya – Isabel Allende

Il primo consiglio che posso darvi in merito a questo libro, é di non lasciar passare troppo tempo dall’inizio della lettura all fine. Sono 400 pagine che non possono aspettare.
Isabel Allende non si accontenta di scrivere, sapete lei deve entrarvi proprio dentro e strizzarvi l’anima, e questa volta lo fa per mano di Maya.
Una giovane ragazza sopravvissuta, potremmo dire, a tutto.
Sopravvissuta all’abbandono della madre, alla strada, alla prostituzione, alla violenza sessuale, all’alcolismo, alla droga e alla perdita, lancinante, del suo Popo, il suo nonno….che peró non era il suo vero nonno….
Ah come sono importanti in questo libro i nonni, ma non sono mai i classici nonnini che ti leggono le favole o ti prendono per mano.
Qui i nonni sono forti, decisi, direi assolutamente risolutivi.
Non manca nemmeno l’effetto speciale finale (che, ovviamente, non vi diró 🙂 ) .

In alcuni casi é crudo e “vivo”, e non potrebbe essere altrimenti, non sarebbe un libro di Isabel, lei non si risparmia mai, non é avara di parole, nemmeno quando deve raccontare una violenza sessuale o un buco sul braccio.

“Il mio Popo diceva che l’amore ci fa diventare buoni. Non importa chi amiamo e non importa nemmeno essere corrisposti o che la relazione sia stabile. É sufficiente l’esperienza di amare: é questa che ci trasforma”

Buona lettura amici, buon appettito per l’anima.

Costituzione – Roberto Trama

Mi commuovo quando capisco che chi mi ha chiesto di leggere un suo libro lo ha fatto perché, in qualche modo, mi conosce e mi conosce “solo” per aver letto le pagine di questo blog, personale e perosnalissimo, che non uso per null’altro che non sia puro piacere personale.

Roberto Trama mi ha scritto chiedendomi di leggere il suo libro e per me é sempre un onore, anche se, come in modo piuttosto pedante ripeto, qualora si tratti di autori emergenti o comunque poco conosciuti, non recensisco libri se non mi sono piaciuti.
In questo caso, come vedete, il libro mi é piaciuto e onestamente lo metterei come testo obbligatorio nei Licei.
Non fraintendetemi, Costituzione non é un libro da studenti ma dovrebbe essere ANCHE un libro per studenti, perché il modo così originale che ha nel raccontare, con fatti di vita quotidiana, dieci articoli della nostra meravigliosa Costituzione é, oserei dire, geniale.

Prima vi dicevo che mi sono commossa.
Nelle vicissitudini della giovane speranzosa studentessa universitaria Carla ho ritrovato le stesse identiche speranze e le stesse identiche difficoltá che io stessa provai nel “lontano” 2002.
E poi il libro sffronta temi a me molto cari, il lavoro, la non-meritocrazia del nostro paese triste, l’uso della forza (si ricorda la tragedia Diaz del G8), si parla di politica e filosofia grazie al nonno di Carla, Costantino, che perde lavoro e una moglie amata.
É come se per un’oretta ( consiglio di leggere il libro tutto in un fiato) assistiate da spettatori inermi a uno spaccato di vita tipico della nostra Italia.
Ogni capitolo trova il suo titolo in un articolo della Costituzione, e questo ti costringe (benevolmente e fortunatamente) a rileggere nuovamente quegli articoli..e poi a viverli.
Grazie Roberto.

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Il bambino invisibile – Marcello Foa

Ogni volta che leggo sulla copertina di un libro e nell’introduzione “una storia vera“, non posso fare a meno di acquistarlo.
Mi piacciono anche le storie del tutto inventante, mi piace quasi tutto…quasi.
Fatto sta che il libro Il bambino invisibile – una sensazionale storia vera di Marcello Foa con Manuel Antonio Bragonzi è come se mi stesse chiamando dalla vetrina del negozio lungo il corso di Albano Laziale e  io non ho potuto fare finta di niente, perchè la copertina ritrae un bimbo, di spalle, con le braccia incrociate dietro, sopra le rotaie di un treno, mentre guarda lontano.

Se non vi piacciono le storie “crude” e per giunta anche vere (crudemente vere) non comprate questo libro.
Infondo però è la realtà a essere cruda, con tutto quello che mi è accaduto da un paio di mesi a questa parte (nulla di particolarmente irreparabile, a parte la morte di mio nonno di 97 anni che fino alla sua morte non ha mai sofferto di alcun male, ma che trovo profondamente naturale e giusta, mentre trovo ingiusta, atroce, innaturale, odiosa, incomprensibile la morte di un giovane pieno di cose da dire e da fare, pieno di sorrisi da seminare intorno a sé) sono arrivata alla conclusione, dicevo, di considerare la vita una pura questione di c..o ..
Manuel, il bambino del libro non è stato fortunato per gran parte della sua vita (è ancora vivo fortunatamente e ha raccontato la sua storia al giornalista Marcello Foa), cresciuto per diversi anni senza aver conosciuto le attenzioni amorevoli di alcun essere umano, solo il frusciante abbraccio degli alberi, il vociare del bosco che divenne la sua casa, non riesce a capire perchè viene considerato diverso dagli abitanti di una città, Sant’Elena (Cile) , che sembra più assurda di qualsiasi città immaginata da una mente malata.
Manuel voleva ardentemente vivere, tutto qui.
Anche se piccolo aveva dentro il fuoco della vita che lo ha fatto arrivare sano e salvo (meno sano, tuttavia) fino alla chiusura di questa storia.
Come può un bimbo vivere di bacche? Ma soprattutto come un bambino vivere senza carezze?
Diremmo, non si può.
Eppure Manuel lo ha fatto e menomale.
Perchè la sua mamma era stata uccisa da un uomo che lui chiamava “nonno” ma che non era suo nonno?
Perchè non poteva andare a scuola come tutti i bambini?
Perchè un vecchio (direi bavoso, che se lo incontrassi il diavolo si spaventerebbe per il dolore che sarei in grado di procurargli) ha tentato di abusarne?
Non ci sono risposte “umane”, le cose accadono…e i libri, forse, ci aiutano anche a ricordare questo.
Grazie Manuel, grazie Marcello.

Questa la pagina Facebook dedicata al libro: www.facebook.com/ilbambinoinvisibile

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E questo è mio nonno, Armando, non c’è più perchè ha raggiunto mio nonna Anna, e ora litigano in paradiso…

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I pesci non chiudono gli occhi – Erri De Luca

Direi che mi è assolutamente piaciuto.
Anzi, direi di più.
A volte mi sono sentita quasi in imbarazzo perchè tra il protagonista, lui bambino che scopre l’affetto e lei co-protagonista bambina eroina, sembrava ci fossi anche io, un lettore “intruso” che grazie (per me) e sfortunatamente (per loro) al linguaggio vivo e poetico è dentro le scene che De Luca racconta.

Così quando i due ragazzi si sono dati il primo (secondo) vero bacio inriva al mare mi è venuto quasi l’istinto di distogliere, per discrezione, lo sguardo dal libro.
E’ una piacevole lettura che ho consumato in pochi giorni (115 pagine) prima di andare a lettoe svegliandomi mi ricordavo, ogni volta, la sensazione che le pagine del libro mi avevano regalato la notte.
Non c’è un solo film in tutta la stora  (triste) della TV nèdel cinema che riesca a darmi le stesse emozioni che un libro sa darmi.
La scoperta dell’inferiorità serve a decidere di sé“.. per motivi di copyright non posso riproporre tutto il testo della pagina 111, ma è qualcosa di veramente emozionante, delicato e delicatamente perforante.

L’ultima riga delle favole – Massimo Gramellini

La copertina di L’ultima riga delle favole di Gramellini è piuttosto esaustiva…un cuore rosso dentro una gabbietta e una mano che “forse” lo libera…tutto questo per dire che il protagonista del libro è l’Amore.

Io non amo particolarmente i libri che parlano dell’Amore, ma questo non mi è dispiaciuto anche se non è esattamente il mio genere, credo possa essere il regalo ideale per la vostra lei o il vostro lui che sapete essere romantici.
Inutile dire che il giornalista è molto bravo, il discorso fila sempre anche quando si parla, a fondo, di sentimenti.
Tomas è un ragazzo trentenne che si trova catapultato in una sorta di terza dimensione – alle Terme dell’anima –  qui inizia un viaggio alla scoperta di sé stesso, di quel che sarebbe voluto diventare e di quel che è diventato.

Ho trovato, subito, la pace della mia anima quando ho scoperto, leggendo, che non sono matta ma solo molto sensibile… è una questione di sintonizzaione…
E, idem, ho avuto un piacevole sussulto quando ho capito che credere ai propri ricorrenti sogni, parlo proprio di sogni, di quelli che si fanno dormendo, significa che “non è più un’illusione ma un segnale che ti sta indicando la tua missione nella vita”…”l’ossigeno che tiene in vita la tua anima è la volontà di realizzare i suoi sogni”.

Spero mi perdoni Gramellini, ma devo citare assolutamente questo capoverso, bello davveroIl sesso e i soldi sono le scarpe che usiamo per camminare sulla vita…l’inganno sta nell’aver trasformato un paio di scarpe nella ragione del viaggio…”.
Illuminanti sono le frasi che l’autore fa pronunciare dal saggio Noah nei suoi discorsi con Morena e Tomas: “il contrario della bellezza è la mancanza di passione”.

Per me questa è una delle più belle frasi del libro, una frase che racchiude in se, a mio personalissimo avviso, il concetto di vita.

Tutti i figli di Dio danzano – Murakami Haruki

Non ricordavo l’autore altrimenti, forse, non lo avrei preso (avevo già letto di Haruki L’elefante scomparso e altri racconti e non mi aveva entusiasmato) .

Ma l’ho preso Tutti i figli di Dio danzano perchè il mio ragazzo l’ha preso in prestito alla biblioteca.
Non lo so…non mi  piace proprio questo libro, anche se riconosco che è scritto bene e scorre altrettanto, è che le storie non finiscono…non c’è un finale, non c’èè (io non l’ho vista perlomeno) una morale…non mi ha fatto sognare.
Sono una serie di storie che definirei più “storiografiche”.

Per chi ama letture veloci può essere l’ideale, a me, scusate, non è piaciuto.