Il sangue del Sud – antistoria del Risorgimento e del Brigantaggio

Come promesso, di ritorno dalle vacanze (ho comprato una felpa all’Isola del Giglio tanto faceva freddo!) ecco la prima recensione dei due libri letti, il primo è una sorta di saggio storico scritto come fosse un romanzo e per questo estremamente scorrevole e interessante: Il sangue del Sud – antistoria del Risorgimento e del Brigantaggio di Giordano Bruno Guerri.

Pur essendomi laureta in Sicenze Politiche indirizzo storico non ho mai letto nulla, durante gli anni di università e gli esami di storia, che riguardasse i briganti e nel mio immaginario come in quello della maggior parte delle persone il brigante era un “birboncello”.
Niente affatto miei cari, qualcuno si, era un deliquente ma molti, forse la maggior parte altro che bricconcelli, hanno lottato (forse i metodi erano esagerati ma parliamo di un periodo in cui tutto era esagerato se rapportato a oggi) per l’indipendenza del Sud dal Piemonte, hanno rubato ai ricchi per dare ai poveri come veri Robin Hood all’italiana.

E chi lo sapeva che esistevano anche le brigantesse???Io no, e mi ha affascinato la storia di queste donne che dirle appartenenti al sesso debole è proferire un’eresia.
Chiavone, il brigante che voleva essere Garibaldi e marciare su Torino, Carmine Crocco, il re dei briganti, Francesca La Gamba, Niccolina Licciardi, Giuseppina Vitale, Chiara Di Nardo, Rosaria Rotunno, Maria Capitanio, Michelina De Cesare e tante altre.
La rilfessione più dura mi è venuta in mente quando ho letto il capitolo sulle Leggi speciali (e relative torture) inflitte a questi uomini e a queste donne: perchè nessuno mai ha parlato di questa cosa?

Leggetelo, ne vale la pena ed è quasi obbligatorio se amate la Storia, la Storia vera.

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Gli internati militari italiani – diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945

Gli internati militari italiani – diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 di Avagliano e Palmieri è quasi un “documentario” su carta, a leggere le lettere degli IMI (Internati Militari Italiani che si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò) sembra di essere lì con quegli uomini poco più che maggiorenni alcuni, ridotti a pelle, ossa e dignità tutti.

Il libro, che contiene lettere frutto di più di due anni di ricerche, contiene numerosissime note dettagliate e inzia con la prefazione di Giorgio Rochat.
…Per quelli che vennero disarmati e fatti prigionieri dai tedeschi iniziò il viaggio verso i campi di internamento e di lavoro coatto delTerzo Raich. Nel giro di pochi giorni i tedeschi catturarono complessivamente 1007000 militari italiani…” “…tra 600 000 e 650 000 militari italiani a scegliere consapevolmente la prigionia e il lavoro coatto, rifiutando l’offerta di libertà legata all’obbligo di indossare la divisa tedesca o della repubblica fascista…

Tutto inzia (o finisce) la notte dell’8 settembre 1943 con il Piano Achse “il giorno fatale“…
La prima lettera è di Gino Andolfo che scrive ai genitori e molti altri scriveranno, in primis, ai loro genitori, ci sarà chi griderà “mamma”, chi pensando al cibo preparato dalle mani della propria madre piangerà di commozione “Mamma che gioia sapere che quella roba l’hai toccata con le tue mani” scriveva il soldato Macagno internato a Freinsheim, salvatosi sotto i corpi dei compagni morti durante una fucilazione di massa.

E mentre leggo penso che questa, si questa è vera storia, quella che non ha colore,  quella neutra, raccontata dalle parole tradotte in lettere delle persone che hanno vissuto quel che la loro  mano va traducendo su fogli di carta, diari,  pagine bianche speranza di sentirsi uomini  nonostante l’umanità non sia più di quei luoghi (“9000 su meno  di mezzo  km quadrato, in 24 su uno spazio di 9×6 metri“), questa è la potenza costruttiva della scrittura e della lettura e banalmente la libertà di essere uomini può terminare quando non ci sono più fogli di carta sui quali scrivere…

La forza morale di questi uomini dimenticati dalla Storia si traduce in tutta la sua vivida potenza quando anche se incitati dai loro cari a demordere (“la prova suprema per un uomo“), essi non demordono, il capitano d’artiglieria Silvio Golzio scriverà “chi può immaginare di combattere contro altri italiani sotto comando tedesco?“.

Nelle lettere e nei diari c’è un mondo intero fatto di fame, soprusi, totale mancanza di igiene, dignità,  “fame nera“, lavoro, dolori profondi nel corpo e nell’anima, incredulità, speranza, timore, solidarietà..e vi risparmio i molti particolari…
Verso la fine del libro l’intensità della sofferenza che mi invade leggendo le lettere che si susseguono una dopo l’altra come se fossero un bisbiglio incessante, mi fa lacrimare più di una volta e devo fare violenza su me stessa perchè non ho mai interrotto la lettura di un libro se non terminandolo…e terminandolo trovo nuovi ospiti nel mio cuore, ospiti che terrò al caldo  per un po’, in attesa che la guerra finisca…

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Gli internati militari italiani – diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945