La bambola – La storia di un simbolo dall’idolo al balocco

Scritto dalla psicologa e psicoterapeuta Fulvia Gicca Palli, il testo  La bambola – La storia di un simbolo dall’idolo al balocco racconta la storia della bambola con le sue  implicazioni psicologiche.
Il racconto della storia della bambola è, per dirla come riferisce la stessa autrice, un “racconto complesso, spesso ambiguo, che intreccia sacro e profano, mito e fantasia, gioco e magia“.

Per partire dalla storia, basti pensare (io non lo sapevo affatto) che la prima bambola-giocattolo, in assoluto, è una bambola egizia risalente alla XI dinastia.
Cresce e si trasforma, da simbolo magico religioso (le statuette) a balocco (lo snodo degli arti), tuttavia il vero “mutamento stilistico” della bambola arriva con il V e VII secolo, proprio nel Seicento arriva la bambola commerciale. I primi aritigiani che diedero “vita” al balocco intesto come tale, furono i tedeschi, seguirono poi gli olandesi e i francesi, questi ultimi con la parisienne, la bambola dei nobili.

Già nel ‘700 arrivano le bambolo meccaniche, bambole che giravano gli occhi ed emettevano suoni (in Inghilterra), nel 1737  le prime bambole semoventi (Parigi) fino ad arrivare alla bambola industriale.
Nel 1851 a Londra la prima Esposizione internazionale della bambola.

 

Il libro ci riferisce pure in merito all’evoluzione della bambola in relazione alle singole culture.
Per esempio (con mio grande stupore, perchè non pensavo si potesse arrivare a tanto) in India, la bambola del dottore: ovvero, siccome le donne non potevano essere toccate da altri uomini nemmeno se dottori, esisteva una bambola che i parenti della donna mostravano al dottore, indicandogli i punti dolenti.

Dopo la storia, si arriva alla psicologia.
Qui l’autrice affronta il ruolo della bambola in ogni fase evolutiva del bambino.
Alla prima infanzia corrisponde, per esempio, la bambola feticcio, alla seconda infanzia la bambola-bambino.
Il bambino è in grado di “inventare” la sua bambola con qualsiasi oggetto (un lembo di coperta per il bimbo molto piccolo), a dimostrarlo il Museo Scozzese dell’Infanzia dove ci sarebbero bambole realizzate addirittura con scarpe vecchie.

Ho visto questo libro nella biblioteca dove spesso “attingo” e mi ha come “rapito”, perchè, in effetti, pur avendo avuto, da piccola, tante  bambole e cicciobelli (bambole-bambino), non ne ho mai conosciuto la storia, l’evoluzione e il significato.
Adesso lo so 🙂 …  io credo che questo potere, il potere di farci venire in mente le cose che non sappiamo e quindi il potere di instillare nel nostro animo il desiderio di saperle, ce l’hanno solo i Libri 🙂

 

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Supersenso – Perchè crediamo nell’incredibile – Bruce M. Hood

E’ un figata, dovete leggerlo soprattutto se vi piace comprendere alcuni comportamenti che vi appaiono incredibili o non spiegabili…evitate di leggerlo se avete una visione romantica del mistero..potrebbe sconvogervi :).

Supersenso, scritto dal direttore del Cognitive Development Center dell’experimental Psychology Department dell’Università di Bristol, apre la mente, definitivamente, e dopo averlo letto non sarai più lo stesso …e menomale.

Intanto vi siete mai chiesti perchè c’è una certa reticenza ad andare ad abitare in quelle costruzioni e case chiamate dagli agenti immobiliari  “stigmatizzate”? Case dove sono accaduti efferati omici o stragi?
Bruce lo spiega molto bene anche portando casi reali di case “fantasma” 🙂  “Gli esseri umani hanno un’inclinazione naturale ad avere credenza soprannaturali“.

Questo accadrebbe a casua del Supersenso, si occupa “dei pensieri e dei comportamenti legati al soprannaturale..“.
Ma perchè si crede al soprannaturale? “La ragione principale… è l’esperienza personale

Non mancano, di tanto in tanto, i quiz…e vi faranno sentire profondamente stupidi..per esempio: “Sapreste dire quanti invitati dovrebbero essere presenti a ogni festa affinchè in  una metà dele feste a cui partecipate in un anno vi siano due persone nate lo stesso giorno?…
Io conosco la risposta perchè l’ho letta sul libro..ma non ve la dico..

Il cervello vede e non gli occhi..la mente non è pigracerca sempre attivamente di trovare un senso..” (Vasco Rossi lo dice spesso..”Voglio trovare un senso a questa vita. Anche se questa vita un senso non ce l’ha”).

Che cosa dire di tutti gli infiniti riti scaramantici dei personaggi famosi, politici, sportivi e attori?
Si cerca solo, con questi atteggiamenti, di credere di essere artefici della propria fortuna perchè ” l’incapacità di agire è psicologicamente dolorosa“.

Mi piace, molto, la definizione dell’autore sulla diversità dei sessi, consiglierei questo libro al Papa, ai cattolici bigotti, a Berlusconi (insomma a tutti quelli che non hanno il rispetto della vita altrui), ecco cosa scrive Hood:  “In verità molti dei nostri confini biologici intuitivi, come l’identità sessuale, sono pi apparenti che reali. Le somiglianze e le origini comuni sono molte di pi di quanto ci sembri. Se non mi credete, domandatevi perchè gli uomoni hanno i capezzoli” .

E a proposito del  religione : “..una buona preparazione scientifica può combattere la diffusione del virus religioso..”.

Nel libro vengono dettagliatamente presentati anche diversi esperimenti attraverso i quali l’autore spiega, scientificamente, quel che il nostro Supersenso accetta come incredibili.
Si parla di sesso, religione, di malattie strane come la sindrome di Capgras che ci fa credere di essere circondati da alieni..io questa sensazione ce l’ho ogni volta che inquadrano l’aula del Parlamento.

Vorrei lasciarvi, come di consueto, con quella che per me è la frase più bella del libro e si riferisce al concetto di “morte”:

Lo stato di morte è semplicemente il processo della vita in direzioni diverse“.

Copertina del libro Supersenso di Hood
Supersenso - Perchè crediamo nell'incredibile

L’ elefante scomparso e altri racconti – Murakami Haruki

Prima d’ora non avevo mai letto alcunchè di questo autore giapponese Murakami Haruki che so (ho appreso) avere anche una certa notorietà.
Tuttavia, anche se non posso dire che non sia un bel libro (credo che non esista un libro non bello…) posso però dire che non mi ha entusiasmato o meglio non tutte le 17 storie contentue in esso.
Quella certamente più carina è proprio quella che da il nome al libro “l’elefante scomparso” che un po’ mi ha fatto veniere nuovamente in mente il libro del mio Saramago (Il viaggio dell’Elefante)…ma veniamo a noi..

Dicevo, il libro L’elefante scomparso e altri racconti non mi ha dato particolari sensazioni e forse è questo l’obiettivo dell’autore, consentire “semplicemente” una lettura tranquilla, da ombrellone.
I racconti non finiscono…o forse si..

Una cosa è certa il discorso è davvero fluido va liscio come l’olio per essere dirla in modo banale…

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Breve Storia di (quasi) tutto – Bill Bryson

524 pagine di contenuti, 40 pagine di note, 20 pagine di indice analitico e solo questo dovrebbe far capire che mole di studio, analisi e approfondimenti l’autore, Bill Bryson, ha condotto per scrivere questo “libro”:  Breve storia di (quasi) tutto.

E’ come portarsi dietro, dentro la borsa, una piccola enciclopedia della scienza, dove tutto è spiegato nel modo più intuitivo possibile anche attraverso simpatiche e ironiche analogie e riflessioni  che ci divertono, si, ma ci aiutano a comprendere la meraviglia e la tragedia della vita (la scomparsa del Dodo), a partire dalla sua più piccola, invisibile ma esistente cellula: “secondo Cropper, se un atomo venisse espanso fino a raggiungere le dimensioni di una cattedrale, il suo nucelo non supererebbe quelle di una mosca..”

Ho messo la parola “libro” tra virgolette perchè non è esattamente solo un libro, Breve storia di (quasi) tutto è qualcosa di più, profondamente gustabile, assimilabile, leggibile in ogni dove, sul treno, in metro, sul divano, sull’amaca, l’ho letto un po’ ovunque e ovunque mi guardassi intorno vedevo quel che nel libro era descritto, l’insetto, la cellula, la vita, si la vita che invade di sè perfino i sassi.

I protoni sono così piccoli, che un puntino di inchiostro come quello che sta su una “i” può contenerne qualcosa come 500.000.000.000...”

Sulle stranezze di NewtonUna volta si infilò nell’orbita dell’occhio un lungo ago…solo per vedere che succedeva” e per restare in tema “occhio”, così si esprimeva Darwin parlarndo di questo organo “Quando penso all’occhio mi vengono i brividi“.

Bellissimo l’esempio sulla relatività di Betrand Russel (The ABC of relativity); il riferimento agli atomi è a dir poco rassicurante: “Quando moriremo, gli atomi che compongono il nostro corpo si spareranno e seguiranno un nuovo destino…allo stato attuale nessuno sa quanto tempo possa sopravvivere  un atomo, ma secondo Martin Rees, si tratta all’incirca di 10 alla 35 anni…“.

Sulle collisioni con asteroidi che, pare, quelle mancate per un soffio avvengono due ogni settimana.
Sul magnetismo e il suo ruolo fondamentale nel tenerci in vita.

Aagghiccianti i riferimenti su cosa accadeva al palomabaro quando il suo rudimentale scafandro, per un mal funzionamento, lo uccideva risucchiandolo.
Meno agghiacciante ma pur sempre meraviglioso il destino di una molecola di una goccia d’acqua e a proposito dell’acqua, vi siete mai chiesti perchè il sale nel mare resti sempre lo stesso nonostante i milioni di litri di acqua del mare che evaporano ogni giorno e che si lasciano dietro i sali?

Per chi, come me, è alto appena un metro e sessanta, posso dire che i capitoli dedicati alle micro-creature è a dir poco esaltante: “…vale la pensa di ricordare che il mondo…appartiene ancora alle creature microscopiche“….
Per quanto rigurda i fossiliNon bisogna essere per forza grandi per essere organismi complessi perfettamente funzionanti“.

Il nostro stile di vita è un invito a nozze per le epidemie” a proposito dell’AIDS...
E poi ancora sul DNA e le proteine: “Il fatto che il DNA e le proteine non parlino la stessa lingua è una stranezza della biologia. Da quasi quattro miliardi di anni sono la coppia più importante del mondo vivente…“.

E poi tanti, tanti altri riferimenti, paragrafi dedicati a (quasi) tutti gli aspetti della scienza.
Vi lascio con un bellessimo, straordinario messaggio di Freeman Dyson, che apre il capitolo intitolato “La vita, proprio lei”:

Più lo osservo e studio i dettagli della sua architettura,

più mi convinco che l’universo, in un certo senso,

doveva sapere che stavamo arrivando“.

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