Caino – Saramago

La cosa ancora più triste dopo la morte di Saramago, fu che, appena il giorno dopo, il Vaticano si espresse sul suo ultimo libro Caino e ovviamente non si espresse a favore e mi sarebbe bastato solo questo per decidere che questo libro mi sarebbe piaciuto 🙂

Leggendo Caino ho capito perché, perché ti costringe a pensare alle contraddizioni che certamente un Dio se esiste non si sarebbe mai sognato di dire e fare.

A tal proposito, al momento in cui Saramago racconta (a modo suo) della cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva, mette subito in dubbio l’operato del Signore quando decide di cacciare la coppia rea di aver mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, allora Saramago scrive:

…persino l’intelligenza più rudimentale non avrebbe alcuna difficoltà a comprendere che essere informato sarà sempre preferibile a ignorare, soprattutto in materie tanto delicate come lo sono queste del bene e del male…”.

Dio appare ridicolo, sembrerebbe così almeno…ma non è vero.
Appare ridicola, invece, l’immagine che la Chiesa ha dato di Dio e del suo rapporto con la “sua creatura” in questo caso Caino che, spesso, nel racconto, appare notevolmente più intelligente dello stesso Signore.
La veemenza linguistica di Saramago si esprime appieno quando lo scrittore si trova a commentare l’ordine dato da Dio ad Abramo di uccidere suo figlio.

La cosa logica, la cosa naturale, la cosa semplicemente umana sarebbe stata che Abramo avesse mandato a cagare..”.

Particolarmente illuminante è il “battibecco” tra Dio e Caino al momento della preparazione dell’Arca, qui Caino prende per i fondelli il Signore e sembra davvero il trionfo della logica sull’illogicità e non potrebbe essere altrimenti.

Il libro finisce che non finisce…e forse è proprio così che deve andare:

“La storia degli uomoni è la storia dei loro fraintendimenti con dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui”

Img da Ibs.it

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Di questo mondo e degli altri – Saramago

Durante le vacanze in Corsica ho portato con me due libri, Di questo mondo e degli altri e Caino, del mio amato Saramago, che non c’è più ormai ma che mi resta dentro per il resto della vita come se fosse un altro (migliore) me stesso.

Il libro “Di questo mondo e degli altri” è stupendo, profondo, arriva silenzioso con le sue parole e le sue pagine dentro gli occhi e scivola tra le pareti del cuore per diventare sangue..
Comunque…
Sono 73 racconti reali, quasi tutti episodi di vita vissuta di Saramago che leggerli adesso, proprio adesso che non c’è più, fa quasi “impressione” è come se allora (sono 73 cronache scritte nel lontanto 68/69) sapesse che un giorno di agosto nel 2010 avrei letto quanto stava scrivendo…più che una lettura vi assicuro che sembrava una seduta spiritica tra me, il libro e Saramago.

Non c’è una sola cronaca di quelle riportate che non mi abbia toccata, certamente Lettera a Josefa, mia nonna, come pure Mio nonno, anche.
Poi Speculando sul sisma che se fosse stato scritto oggi non avremmo avuto alcuna difficoltà a ricollocarlo in quanto accaduto alla splendida (per sempre splendida) L’Aquila, non mancano le cronache nelle quali Saramago fa emergere la sua ben nota passione per l’ecologia e gli animali in Gli animali pazzi di collera.

Come ben nota è la sua insofferenza per la stupidità dei precetti che di religioso non hanno proprio nulla, a tal proposito Le grida di Giordano Bruno merita una lettura calma e “assimilante”.

Ci sono anche riferimenti all’Italia e agli italiani e mi sono un po’ emozionata..
Il libro termina con una cronaca che direi quasi provvidenziale perchè, come dicevo, ho scelto questo libro (senza averne mai sentito parlare) per le mie vacanze estive, l’ultimo capitolo si intitola Il perfetto viaggio.

Chi ama Saramago  non può permettersi di non leggere questo libro, alla fine c’è ancora più nostalgia ma vale la pena, vale sempre la pena…

Il Quaderno – Saramago

E’ recente la polemica sorta in seguito alla mancata pubblicazione da parte di Einaudi (Mondadori) del libro di Saramago intitolato “il Quaderno“. Ad oggi anora non ho capito il perchè, visto che a Berlusconi il premio Nobel dedica sicuramente molto meno interesse di quanto, invece, non ne dedichi a Bush o al Papa.

Saramago è tra i miei autori preferiti, il suo modo unico e profondo di comunicare è qualcosa che va oltre la scrittura è qualcosa che ha a che fare, quasi, con il paranormale..

Tornando a noi, anzi a “Il Quaderno”, il ibro raccoglie alcuni dei post pubblicati dall’autore sul suo blog, che ci riportano alla mente e al cuore gli ultimi accadimenti, i più rilevanti per Saramago ma anche per me e quasi sicuramente anche per voi che leggete.

Inizio subito a sottolineare una bellissima frase di un giorno di settembre di un anno fa “…. fisicamente abitiamo uno spazio ma sentimentalmente siamo abitati da una memoria”….

Eccoci con alcune  affermazioni per l’ex Presidente degli Stati Uniti, non lascia adito a interpretazioni: “Mi chiedo come e perchè gli Stati Uniti, un paese grande in tutto, abbia avuto tante volte presidenti tanto piccoli“.
Alcune pagine più in la ecco che Bush diventa “un maligno prodotto della natura..”

Su Berlusconi non spende, in realtà, parole peggiori, inizia parlando del popolo italiano dicendo “il popolo italiano …è dimostrato come l’inclinazione sentimentale che prova per Berlusconi, tre volte manifestata,  sia indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale“.
Ha parole anche per la sinistra “non ha più la schifosa idea del mondo in cui vive“.

Verso la fine del libro (Marzo 2009) il post intitolato “la democrazia in un tassì” inizia ironizzando sul cavaliere come “eminente statista…ha appena partorito nel suo privilegiato cervello..”
Ha parole anche per la sinistra “non ha più la schifosa idea del mondo in cui vive“.

Dell’Italia, però (e come contraddirlo!) Saramago “salva” e anzi elogia la meravigliosa Rita Levi Montalcini a lei intitola un intero paragrafo (un post) “Quando sarò grande  voglio essere come Rita” e Saviano, lì dove  scrive “mi sento quasi insignificante davanti alla dignità e al coraggio dello scrittore e giornalista Roberto Saviano, maestro di vita.”

Non è timido Saramago e nemmeno il Papa lo fa tacere, anzi…”non sopporto  di vedere i signori cardinali e i signori vescovi abbigliati con lusso che scandalizzerebbero il povero Gesù di Nazareth...”.

E poi ancora riflessioni, come solo lui sa fare, come solo lui riesce quando ci appiccica addosso quella sensazione di aver non letto ma assorbito, inermi, un fiume in piena.
Rilfessioni sulla crisi economica, su speranze e utopie, sulla lettura, sui giovani di oggi “ i nemici in casa sono i giovani di adesso per i propri genitori..”, riflessioni sul maltrattamento degli animali, sul conflitto Israele e Palestina, sull’elezione di Obama, su Rosa Parks, sulla pedofila e su Hitler.

Il libro “Il quaderno” sembra quasi una finestra aperta sul passato, non troppo lontano…da leggere sicuramente.

Una terra chiamata Alentejo – Saramago

Un uomo, una donna, un bambino piccolo e un asino che trascina un carro, così inizia il libro “Una Terra chiamata Alentejo” del premio Nobel per la letteratura 1998 Saramago.
Ci stupisce subito con la descrizione del paesaggio che più che una descrizione è una pittura: “…Con la pioggia, il terreno pallido e caldo si è picchiettato di stelle scure, improvvise, cadute sordamente sulla polvere soffice…”.
Continui e profondamente sentimentali gli accenni alla Natura, ne riesce a descrivere perfino il “carattere” come fosse una persona “La natura non conta i morti, conta i vivi e quando questi le avanzano, trova una nuova mortalità..”, al MondoIl mondo con tutto il suo peso, questa palla senza inizio né fine…che sembra una bruttura vagante nel cielo o una trottola silenziosa..”

Quasi subito arriva il protagonista, a volte così discreto da non sembrarlo affatto, Joao Mau-Tempo, adesso bambino “una scheggia d’uomo”, poi un anziano che dopo tanto lottare troverà risposo.
Come palcoscenico della vicenda umana c’è il latifondo (“Un mare interno..”) dove ingiustizia, soprusi, povertà , guerre (“quel mostro, la guerra, che prima di divorare gli uomini ne ripulisce le tasche..”), piccole gioie, morte (“E la morte è una grande livella che passa sul moggio della vita ed estromette quanto c’è d’avanzo..”), soddisfazioni e amicizia, si alternano senza un ordine preciso, sorprendendoci.
Non è una lettura, è un percorso, sofferente, durante il quale non è raro che l’autore discuti e si confronti con i suoi personaggi che, inevitabilmente, come per ogni suo libro, diventano persone.
Allora si soffre insieme a loro. Il lettore diventa una comparsa che assiste inerme senza poter interferire con il destino scelto dall’autore.

La storia continua e si evolve nei figli dei figli, gli uni carichi di sofferenze e rinunce, gli altri di speranza, Saramago è capace di sferrarci un colpo dritto allo stomaco quando scopriamo di quali abominevoli atrocità è capace un uomo, o quel che di esso è rimasto, quando ha potere assoluto.
Il cuore di chi legge palpita e man mano che gli occhi scorrono verso la fine del libro, accelera i suoi battiti, ma non come se il corpo che abita si fosse lanciato in una folle corsa in discesa, piuttosto come se davanti al cuore ci fosse una irta ma breve salita al di là della quale sappiamo esserci il sole.

Le piccole memorie – Saramago

Chi ha letto qualche libro di Saramago e desidera capire il perché di quelle storie, il perché di quelle parole, di quelle immagini dipinte con le parole, il perché alcune frasi restano dentro per sempre nonostante i vani tentativi della nostra coscienza di disfarsene, non può esimersi dal leggere “Le piccole memorie“, le memorie di quando era piccolo.

Poche pagine rispetto alle sue solite opere, nelle quali concentra i ricordi di fanciullo e adolescente, ripercorrendo i luoghi, Azinhaga e gli eventi che hanno seminato in lui il germe per questo e quel libro.
E fui qui, adesso che ci penso, che la storia della mia vita ebbe inizio”, il riferimento è alla scuola di Largo do Leao.

Parlerà di quanto accaduto in questa scuola durante il ricevimento che lo avrebbe visto poi premiato per il libro “Una terra chiamata Antelejo“.
Valga per tutti un evento tremendo che forse, solo in parte, può farci comprendere la cruenta verità con la quale descrive lo stupro nel bunker di “Cecità“.
Era piccolo, davvero piccolo, quando quattro ragazzini più grandi di lui lo seviziarono..il modo in cui lo fecero non ve lo dirò, sto cercando di dimenticarlo io stessa.

Nella vita di Saramago, così come raccontano le sue memorie, si intrecciano le vite di altre persone, tutte importanti, molte singolari, ammesso che si condivida per questo termine un’accezione sempre e comunque positiva.
I nonni, la mamma, il fratello, gli amici di scuola e la sua terra.
Un intreccio di storie che, a tratti, fa soffrire.