The cracking codebook – Simon Singh

The cracking codebook di Simon Singh è un testo (chiaramente) in Lingua Inglese che ho avuto un po’ per caso, mentre ero in ufficio…conoscevo in linea generale la crittografia ma non sapevo e non immaginavo quanto questa avesse avuto  un ruolo fondamentale nella storia e in primis nelle grandi guerre.

Il testo è in Inglese ma molto scorrevole, chiaro, molto più di alcuni testi scritti in Lingua Italiana (o che si spacciano per essere tali…).
Il libro inizia dal passato, con Mary Queen of Scots,  la decifrazione del messaggio con il quale avrebbe organizzato l’uccisione della cugina le costò la pena di morte.
L'”evolution of secret wrtiting” arriva con  Erodoto, con le su Historie.
Alcune definizioni importanti per comprendere il concetto: “the aim (crittografia) is not to hide the existance  of a message….but its meaning“: ovvero, obiettivo della crittografia non è tanto nascondere l’esistenza di un messaggio, ma il significato dello stesso.

La crittografia definita come un prodotto di una cultura evoluta, nella sua accezione substitution (differente da transposition) è ritenuta nel camasutra una vera e propria “arte”.

Ancora più “completa” la crittografia araba che non si ferma allo studio  della parola ma arriva a  quello della singola lettera.
Con i monasteri, poi, la crittografia europea “was  a growing industry“.

Dagli eventi alle definizioni per passare attraverso le persone, sono le persone con la loro intelligenza ed elasticità mentale ad aver dato vita a grandi ingegni e il primo analista crittografo europeo fu un italiano Giovanni Soro.

Altri nomi, per citarne solo alcuni tra quelli  che hanno scritto la storia della crittografia,  il geniale Charles Babbage, Leon Alberti e le prime macchine crittografiche, Arthur Scherbius ed Enigma, Alan Turing che riesce a forzare la famosa (o famigerata, dipende per chi avete tifato…) macchina Enigma.

Simon dedicata anche un nutrito capitolo a Internet, privacy e crittografia.
Numerosi sono gli esempi di crittografia
.. ho provato a decifrare qualcosa ma mi è venuto il mal di testa…

La persona che mi ha prestato il libro dice di essere riuscito a capire il messaggio di alcune scritte…e questo mi mette paura visto che la persona in questione è uno dei miei capi….
Per chi volesse cimentarsi www.simonsingh.net/The_CDROM.html

…..OAIC (è il massimo che posso fare :))

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Gli internati militari italiani – diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945

Gli internati militari italiani – diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 di Avagliano e Palmieri è quasi un “documentario” su carta, a leggere le lettere degli IMI (Internati Militari Italiani che si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò) sembra di essere lì con quegli uomini poco più che maggiorenni alcuni, ridotti a pelle, ossa e dignità tutti.

Il libro, che contiene lettere frutto di più di due anni di ricerche, contiene numerosissime note dettagliate e inzia con la prefazione di Giorgio Rochat.
…Per quelli che vennero disarmati e fatti prigionieri dai tedeschi iniziò il viaggio verso i campi di internamento e di lavoro coatto delTerzo Raich. Nel giro di pochi giorni i tedeschi catturarono complessivamente 1007000 militari italiani…” “…tra 600 000 e 650 000 militari italiani a scegliere consapevolmente la prigionia e il lavoro coatto, rifiutando l’offerta di libertà legata all’obbligo di indossare la divisa tedesca o della repubblica fascista…

Tutto inzia (o finisce) la notte dell’8 settembre 1943 con il Piano Achse “il giorno fatale“…
La prima lettera è di Gino Andolfo che scrive ai genitori e molti altri scriveranno, in primis, ai loro genitori, ci sarà chi griderà “mamma”, chi pensando al cibo preparato dalle mani della propria madre piangerà di commozione “Mamma che gioia sapere che quella roba l’hai toccata con le tue mani” scriveva il soldato Macagno internato a Freinsheim, salvatosi sotto i corpi dei compagni morti durante una fucilazione di massa.

E mentre leggo penso che questa, si questa è vera storia, quella che non ha colore,  quella neutra, raccontata dalle parole tradotte in lettere delle persone che hanno vissuto quel che la loro  mano va traducendo su fogli di carta, diari,  pagine bianche speranza di sentirsi uomini  nonostante l’umanità non sia più di quei luoghi (“9000 su meno  di mezzo  km quadrato, in 24 su uno spazio di 9×6 metri“), questa è la potenza costruttiva della scrittura e della lettura e banalmente la libertà di essere uomini può terminare quando non ci sono più fogli di carta sui quali scrivere…

La forza morale di questi uomini dimenticati dalla Storia si traduce in tutta la sua vivida potenza quando anche se incitati dai loro cari a demordere (“la prova suprema per un uomo“), essi non demordono, il capitano d’artiglieria Silvio Golzio scriverà “chi può immaginare di combattere contro altri italiani sotto comando tedesco?“.

Nelle lettere e nei diari c’è un mondo intero fatto di fame, soprusi, totale mancanza di igiene, dignità,  “fame nera“, lavoro, dolori profondi nel corpo e nell’anima, incredulità, speranza, timore, solidarietà..e vi risparmio i molti particolari…
Verso la fine del libro l’intensità della sofferenza che mi invade leggendo le lettere che si susseguono una dopo l’altra come se fossero un bisbiglio incessante, mi fa lacrimare più di una volta e devo fare violenza su me stessa perchè non ho mai interrotto la lettura di un libro se non terminandolo…e terminandolo trovo nuovi ospiti nel mio cuore, ospiti che terrò al caldo  per un po’, in attesa che la guerra finisca…

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Gli internati militari italiani – diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945