Il bambino invisibile – Marcello Foa

Ogni volta che leggo sulla copertina di un libro e nell’introduzione “una storia vera“, non posso fare a meno di acquistarlo.
Mi piacciono anche le storie del tutto inventante, mi piace quasi tutto…quasi.
Fatto sta che il libro Il bambino invisibile – una sensazionale storia vera di Marcello Foa con Manuel Antonio Bragonzi è come se mi stesse chiamando dalla vetrina del negozio lungo il corso di Albano Laziale e  io non ho potuto fare finta di niente, perchè la copertina ritrae un bimbo, di spalle, con le braccia incrociate dietro, sopra le rotaie di un treno, mentre guarda lontano.

Se non vi piacciono le storie “crude” e per giunta anche vere (crudemente vere) non comprate questo libro.
Infondo però è la realtà a essere cruda, con tutto quello che mi è accaduto da un paio di mesi a questa parte (nulla di particolarmente irreparabile, a parte la morte di mio nonno di 97 anni che fino alla sua morte non ha mai sofferto di alcun male, ma che trovo profondamente naturale e giusta, mentre trovo ingiusta, atroce, innaturale, odiosa, incomprensibile la morte di un giovane pieno di cose da dire e da fare, pieno di sorrisi da seminare intorno a sé) sono arrivata alla conclusione, dicevo, di considerare la vita una pura questione di c..o ..
Manuel, il bambino del libro non è stato fortunato per gran parte della sua vita (è ancora vivo fortunatamente e ha raccontato la sua storia al giornalista Marcello Foa), cresciuto per diversi anni senza aver conosciuto le attenzioni amorevoli di alcun essere umano, solo il frusciante abbraccio degli alberi, il vociare del bosco che divenne la sua casa, non riesce a capire perchè viene considerato diverso dagli abitanti di una città, Sant’Elena (Cile) , che sembra più assurda di qualsiasi città immaginata da una mente malata.
Manuel voleva ardentemente vivere, tutto qui.
Anche se piccolo aveva dentro il fuoco della vita che lo ha fatto arrivare sano e salvo (meno sano, tuttavia) fino alla chiusura di questa storia.
Come può un bimbo vivere di bacche? Ma soprattutto come un bambino vivere senza carezze?
Diremmo, non si può.
Eppure Manuel lo ha fatto e menomale.
Perchè la sua mamma era stata uccisa da un uomo che lui chiamava “nonno” ma che non era suo nonno?
Perchè non poteva andare a scuola come tutti i bambini?
Perchè un vecchio (direi bavoso, che se lo incontrassi il diavolo si spaventerebbe per il dolore che sarei in grado di procurargli) ha tentato di abusarne?
Non ci sono risposte “umane”, le cose accadono…e i libri, forse, ci aiutano anche a ricordare questo.
Grazie Manuel, grazie Marcello.

Questa la pagina Facebook dedicata al libro: www.facebook.com/ilbambinoinvisibile

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E questo è mio nonno, Armando, non c’è più perchè ha raggiunto mio nonna Anna, e ora litigano in paradiso…

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I cavalli delle giostre – Antonio Gentile

Un paio di settimane fa lo scrittore Antonio Gentile mi ha chiesto se fossi stata disponibile a leggere il suo libro e quindi farne, poi, una recensione.
Non è la prima volta che mi capita questo tipo di richiesta, sono sempre ben felice di leggere ma se il libro è di uno scrittore emergente scelgo di farne una recensione solo e soltanto se il libro mi è piaciuto, altrimenti no e questo perché non essendo una critica mi rendo conto che i miei “giudizi” sono basati sui miei gusti, qualcosa di molto soggettivo fortemente condizionato dalle letture che mi accompagnano da sempre, Pennac, Benni, Saramago, Marquez, Isabel Allende e altri.
Tra questi scrittori, oggi, aggiungo Antonio Gentile.

Ed eccomi a recensire il suo libroI cavalli delle giostre – , che mi è piaciuto sin dalle prime righe, forse per alcune strane coincidenze con la mia vita, coincidenze che per un attimo mi hanno fatto pensare a qualcosa di magico ..ma forse la scrittura E’ magica.

Letizia e Lorenzo, Cecilia, Matteo e Lucia, tre storie diverse ma nemmeno tanto, perché legate da un sottile filo, trasparente, invisibile agli occhi ma chiaro e distinto come un segmento bianco su un foglio nero all’anima, a quella delle persone che hanno sofferto.
Ho seguito le loro storie in punta di pagina, come se fossi seduta sui numeri delle pagine per osservare, guardando in alto, scene di vita, amore, dolore, disperazione, stupore.
C’è la musica, il pianoforte, c’è la perdita di un figlio, quella del proprio io, c’è la libertà dalla sofferenza che si raggiunge dopo il perdono, c’è la libertà dei cavalli delle giostre che significa molto di più di quel che sembra.
Mi piace molto anche il modo di comunicare dello scrittore, è “perforante”, come se le lettere diventassero suono, come se, anche dopo aver chiuso il libro, qualcuno continuasse a leggere ad alta voce.
Letizia e Lorenzo, fratelli, vivono una delle tragedie probabilmente più grandi per dei bambini (Letizia cercherà la pace nel suicidio), le loro vite si intrecciano con quelle di Cecilia (che incontra Lorenzo) e Matteo (che “amerà” Letizia).

Sapete che non rivelo mai il finale, sarebbe una cattiveria.

Per altro ho pensato che questo libro potrebbe diventare un bel film italiano, di quelli che si facevano una volta, di quelli dove il sentimento, la fragilità, la speranza, erano i protagonisti assoluti della sceneggiatura.

E’ possibile acquistare il libro o leggerne alcuni estratti sul sito web ufficiale: www.icavallidellegiostre.com

Il  6 marzo è uscito nelle librerie con l’editore Edizioni Anordest.

  • Autore: Antonio Gentile
  • Titolo: I cavalli delle giostre
  • Editore: Edizioni Anordest
  • Pagine: 223
  • Prezzo: 12,90 €

 

 

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Le nebbie di Vraibourg – Veronica Elisa Conti

Grazie a Veronica Elisa Conti. Grazie per due motivi.

Primo, perché mi ha scritto chiedendomi di leggere il suo libro…e per me questo è un onore, a prescindere dalla bellezza del libro.
Secondo, perché il libro è veramente bello.

Le nebbie di Vraibourg, con il quale l’autrice ha vinto il Premio Luigi Malerba, è un romanzo che finisce come non avresti mai pensato.
Scorre liberamente sotto gli occhi perché il linguaggio, seppur accurato, è assolutamente “aperto” ad accogliere il lettore che ben presto (a me è accaduto con la prima entrata in scena dello strano Dorian) è “costretto” a indossare i panni di uno dei protagonisti. Dico “costretto” perché non è un libro da leggere, ma da vivere.
Sfido chiunque a non provare empatia con il giovane Etienne, orfano da sempre e mantenuto al collegio da uno sconociuto fin quando lo stesso sconosicuto non gli chiederà di aiutarlo nel rendere più “colta” la vita dello strano figlio, proponendogli di diventare il suo insegnante.
Ma attenzione perché nulla di quel che ho detto è, in realtà, quello che ho detto .
Non intendo svelare qui né la trama né, ovviamente, il finale perché è troppo “inaspettato” per essere distrutto da qualche frase che non renderebbe lo stesso effetto di una lettura tutta di un fiato delle 157 pagine.

Etienne, Dorian, Tancrède Des Essarts (il nobile), Ophélie, Madlein, Thèrése (tenente a mente questo nome… come nella vita reale, anche qui, anche a Vraibourg, l’apparenza ha la meglio sulla realtà), sono tutti i personaggi che man mano, durante la lettura, si fanno persone e sono sicura che, in qualche modo, riconoscerete alcuni tratti tra i vostri parenti, vicini di casa, conoscenti…

Avrei voluto anche io essere lì dentro al libro, avrei voluto seguire il misterioso Dorian addentrarsi nel bosco o assistere all’ultimo atto.
Il finale, come sopra accennato, è tutta un’altra cosa rispetto l’inizio e non sarò certo io a rovinarvi la festa.
Quel che mi è capitato è che ho immaginato il finale e non c’ho azzeccato nemmeno una virgola e questo, anche questo, mi è piaciuto.

Potete acquistare il libro qui

I pesci non chiudono gli occhi – Erri De Luca

Direi che mi è assolutamente piaciuto.
Anzi, direi di più.
A volte mi sono sentita quasi in imbarazzo perchè tra il protagonista, lui bambino che scopre l’affetto e lei co-protagonista bambina eroina, sembrava ci fossi anche io, un lettore “intruso” che grazie (per me) e sfortunatamente (per loro) al linguaggio vivo e poetico è dentro le scene che De Luca racconta.

Così quando i due ragazzi si sono dati il primo (secondo) vero bacio inriva al mare mi è venuto quasi l’istinto di distogliere, per discrezione, lo sguardo dal libro.
E’ una piacevole lettura che ho consumato in pochi giorni (115 pagine) prima di andare a lettoe svegliandomi mi ricordavo, ogni volta, la sensazione che le pagine del libro mi avevano regalato la notte.
Non c’è un solo film in tutta la stora  (triste) della TV nèdel cinema che riesca a darmi le stesse emozioni che un libro sa darmi.
La scoperta dell’inferiorità serve a decidere di sé“.. per motivi di copyright non posso riproporre tutto il testo della pagina 111, ma è qualcosa di veramente emozionante, delicato e delicatamente perforante.

Da Cosa nasce cosa – Bruno Munari

Chi mi segue sa che mi piace leggere praticamente di tutto (tranne i romanzi d’amore smielati), tra questo “tutto” ci sono anche e soprattutto i libri dedicati all’arte, al design, insomma a tutto quel che fa parte della nostra vita e del nostro vivere quotidiano, già perché il vero design (come più volte sottolinea Munari in questo libro) è rappresentato dagli oggetti nati prima del vocabolo design.
Questi oggetti sono: il leggio treppiedi, il lucchetto per serrande, la sedia a sdraio, la scure per spaccare la legna, la lampada per il garage, la sedia inventata da Michael Thonet.

La prima cosa che si legge entrando in questa “mostra” di pagine (ci sono anche molte immagini e relative didascalie, e pare davvero di avere una guida accanto che ti spiega dettagliatamente tutto ) è questa: cosa non troverà il lettore leggendo Da cosa nasce cosa.
Da cosa nasce cosa non è un libro che spiega (né vuole farlo) come progettare un’astronave, ma, invece, come affrontare problemi reali come “metter su casa”.
Pienamente concorde con alcune considerazioni fornite in merito a importanti concetti espressi, più volte, dall’autore: lusso, metodologia progettuale, aspetto psicologico della gestione dello spazio.

Il lusso

Il lusso – scrive testualmente – è una manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi p rimasto povero…E’ il trionfo dell’apparenza sulla sostanza.

Metodologia progettuale

La creatività non vuol dire (e non deve essere) mera improvvisazione , priva di metodo. La creatività deve avvalersi della metodologia.

Aspetto psicologico della gestione dello spazio

Quel che dalla pagina 160 a 177 viene definito come il capitolo dedicato allo spazio abitabile.
Tra i capitoli che non posso assolutamente non citare, ovviamente, quello dedicato ai Libri e nello specifico al capitolo “Un libro illeggibile” che lungi dall’essere quel che possa sembrare, è, invece, un’interessante sperimentazione per capire se è possibile utilizzare il materiale con il quale si fanno i libri (escluso il testo) come linguaggio visivo. I primi libri “illeggibili” sono stati esposti a Milano, nella Libreria Salto nel 1950.

Tra i capitoli di mio particolare interesse: Giochi e giocattoli , Riciclaggio (“considerare le cose non solo per quello che sono ma anche per quello che potrebbero essere”), Bionica, Prossenica.

 

Comici spaventati guerrieri – Stefano Benni

So di essere ripetitiva perché non esiste una sola recensione dei libri di Benni nella quale io non lo abbia elogiato.
Per me è un genio delle parole e lo è sempre e lo è anche con questo libro, Comici Spaventati Guerrieri, storie che si intrecciano, ironia, acutezza nell’interpretazione degli stati d’animo, fluidità assoluta della lettura, originalità, sentimenti, insomma è sempre lui, uno dei miei preferiti e non si smentisce mai.
Lucio Lucertola, Lupetto, Arturo, Lucia, Carlo Camaleonte, Leone e molti altri personaggi, anzi direi “persone” popolano le vicende di un libro intenso.
Mentre lo leggevo mi è venuto in mente un buffet.
Io non sono golosa, mangio quel tanto che serve per vivere, però, è innegabile, davanti a un bel buffet che oltre a essere bello è anche buono, è innegabile, dicevo, che chiunque, quindi anche io, non si affolli a riempire il piatto con ingordigia.
Questo libro si legge con ingordigia, ecco.
Anche in questo caso voglio citarvi alcuni passi, non posso citare tutte quelli che avrei voluto quindi ho scelto quelli per me più significativi, quelli che hanno colpito direttamente la sede dell’animo che è nel cervello subito dopo aver attraversato l’occhio.
Lucio Lucertola, professore in pensione che “ In un bicchiere sul comodino ritrova il sorriso da cui si è separato per una notte.
Ed è sempre Lucio che si intrattiene nel dialogo, eccezionale, con Bice, la sua bicicletta “acquistata nel 1962 nel negozio di velocipedi…”.
Il babbo di Coniglio “…lo si può vedere alla finestra incastonato nella poltrona, un Buddha in mutande aureolato da mosche. Attualmente sta sparando proiettili di telecomando su uno schermo in burrasca.
Anche in Comici Spaventati Guerrieri non può mancare il riferimento al mondo del lavoro e nello specifico al tema dell’infortunio.
Arturo, dopo che un macchinario tedesco da lui domato per anni in fabbrica, un giorno si ribellò e gli strappò il braccio dal gomito”.
Infine, solo per darvi l’idea di come sappia tradurre in parole un quadro (ditemi se mentre leggete queste ultime parole che vi citerò non avete l’impressione, esattamente, di vedere quel che state leggendo), in merito alla notte, Benni scrive: “Man mano che la notte arrivava in città la salutavano parole luminose. Alcune erano lunghe e pulsanti, tremavano e camminavano invitando a film e snack e ristori, altre erano semplici punteggiature, virgole di lampioni, esclamativi di semafori, file di punti rossi di auto incolonnate.”

copertina libro Comici spaventati guerrieri

Psicopatologia della vita quotidiana – Freud

Ho letto questo libro di Freud, Psicopatologia della vita quotidiana, com molto piacere.
Cercavo delle motivazioni da addurre per le mie continue dimenticanze 🙂 e ne ho trovate moltissime.

Il testo è un insieme di case history su pazienti (ma anche su Freud stesso, che non so proprio come sia riuscito ad analizzare se stesso!) che nella quotidianità hanno riscontrato della “anomalie” dei loro atteggiamenti, soprattutto falsi ricordi, dimenticanze, ricordi infantili e ricordi di copertura.

Se credete, per esempio, di aver “semplicemente” smarrito un oggetto, fate attenzione potrebbe trattarsi, invece, di “abilità inconscia con la quale un oggetto viene smarrito per motivi nascosti ma importanti“.
Mentre, se per caso, vi capita (vostro malgrado) di rompere qualcosa, potrete sempre dire che lo avete fatto “per esprimere un corso di pensieri inconscio“.

Personalmente ho trovato la motivazione migliore che potessi trovare per giustificare la mia memoria da criceto.
La prossima volta che dimenticherò qualcosa (cioè tra 2 secondi) dirò:
una potenza psichica che mi è ignota mi deruba della disponibilità dei nomi propri che si trovano nella memoria“.
FATE BENE ATTENZIONE: perchè questa frase può essere utilizzata per tutto, basta sostituire le parole “nomi propri” con qualsiasi altra parola e invece di sembrare dei semplici smemorati, sembrerete smemorati colti….

Ecco a che servono i Libri 😉