Il quaderno di Maya – Isabel Allende

Il primo consiglio che posso darvi in merito a questo libro, é di non lasciar passare troppo tempo dall’inizio della lettura all fine. Sono 400 pagine che non possono aspettare.
Isabel Allende non si accontenta di scrivere, sapete lei deve entrarvi proprio dentro e strizzarvi l’anima, e questa volta lo fa per mano di Maya.
Una giovane ragazza sopravvissuta, potremmo dire, a tutto.
Sopravvissuta all’abbandono della madre, alla strada, alla prostituzione, alla violenza sessuale, all’alcolismo, alla droga e alla perdita, lancinante, del suo Popo, il suo nonno….che peró non era il suo vero nonno….
Ah come sono importanti in questo libro i nonni, ma non sono mai i classici nonnini che ti leggono le favole o ti prendono per mano.
Qui i nonni sono forti, decisi, direi assolutamente risolutivi.
Non manca nemmeno l’effetto speciale finale (che, ovviamente, non vi diró 🙂 ) .

In alcuni casi é crudo e “vivo”, e non potrebbe essere altrimenti, non sarebbe un libro di Isabel, lei non si risparmia mai, non é avara di parole, nemmeno quando deve raccontare una violenza sessuale o un buco sul braccio.

“Il mio Popo diceva che l’amore ci fa diventare buoni. Non importa chi amiamo e non importa nemmeno essere corrisposti o che la relazione sia stabile. É sufficiente l’esperienza di amare: é questa che ci trasforma”

Buona lettura amici, buon appettito per l’anima.

Ernest e Celestine – Pennac

Era il 19 agosto, ero in Piemonte, a Entracque nelle Alpi Marittime per la consueta vacanza estiva dedicata al trekking, quel giorno ho terminato di leggere “Ernest e Celestine”, l’ultimo libro di Daniel Pennac.
Dicono sia un libro per bambini ma vi assicuro che letto dagli adulti ha un potere particolare, quello di Pennac, insomma.
Chi legge Pennac sa di cosa parlo….chi non lo ha mai letto….beh, deve farlo 🙂

Allora, andando al dunque della recensione del libro, Ernest é un orso, Celestine é una topolina. Vi faccio solo notare che, a vostra insaputa, ci siete anche voi nel libro…
Detto questo, la storia racconta dell’amicizia – apparentemente improbabile – tra due animali i quali la tradizione del “mondo di sotto” (dei topi) e quella del “mondo di sopra” (degli orsi) vogliono essere, da sempre, acerrimi nemici.
Gli uni, i topi, terrorizzati dal “grande orso cattivo” del quale sentono narrare orribili vicende raccontate dalla perfida “Topa Grigia” dell’orfanotrofio, gli altri, gli orsi, da sempre spinti alla caccia dei topi ideando trappole mortali.
Ne passano di tuttini colori i due amici ma la loro amicizia diventerá sempre piú forte, fino al punto di difendersi a vicenda…ma senza saperlo, quando si troveranno nel “guaio” peggiore, lontano l’uno dall’altra.

Come dicevo, io non sono certo una bambina anzi proprio i miei 38 anni mi hanno offerto una lettura personalizzata di queste pagine e cosí i due animali possono diventare qualsiasi cosa, addirittura dei “concetti”, delle “sensazioni”.
É un racconto che insegna ai piú piccoli e ricorda ai piú grandi che il pregiudizio sará pure duro a morire, ma muore se lo si vuole.

P.S.
é un libro particolarmente indicato per chi ama la pittura e la musica…il perché lo scoprirete…
…ah…alla fine scoprirete la vera identitá di Celestine…

Buona lettura!

Il bambino invisibile – Marcello Foa

Ogni volta che leggo sulla copertina di un libro e nell’introduzione “una storia vera“, non posso fare a meno di acquistarlo.
Mi piacciono anche le storie del tutto inventante, mi piace quasi tutto…quasi.
Fatto sta che il libro Il bambino invisibile – una sensazionale storia vera di Marcello Foa con Manuel Antonio Bragonzi è come se mi stesse chiamando dalla vetrina del negozio lungo il corso di Albano Laziale e  io non ho potuto fare finta di niente, perchè la copertina ritrae un bimbo, di spalle, con le braccia incrociate dietro, sopra le rotaie di un treno, mentre guarda lontano.

Se non vi piacciono le storie “crude” e per giunta anche vere (crudemente vere) non comprate questo libro.
Infondo però è la realtà a essere cruda, con tutto quello che mi è accaduto da un paio di mesi a questa parte (nulla di particolarmente irreparabile, a parte la morte di mio nonno di 97 anni che fino alla sua morte non ha mai sofferto di alcun male, ma che trovo profondamente naturale e giusta, mentre trovo ingiusta, atroce, innaturale, odiosa, incomprensibile la morte di un giovane pieno di cose da dire e da fare, pieno di sorrisi da seminare intorno a sé) sono arrivata alla conclusione, dicevo, di considerare la vita una pura questione di c..o ..
Manuel, il bambino del libro non è stato fortunato per gran parte della sua vita (è ancora vivo fortunatamente e ha raccontato la sua storia al giornalista Marcello Foa), cresciuto per diversi anni senza aver conosciuto le attenzioni amorevoli di alcun essere umano, solo il frusciante abbraccio degli alberi, il vociare del bosco che divenne la sua casa, non riesce a capire perchè viene considerato diverso dagli abitanti di una città, Sant’Elena (Cile) , che sembra più assurda di qualsiasi città immaginata da una mente malata.
Manuel voleva ardentemente vivere, tutto qui.
Anche se piccolo aveva dentro il fuoco della vita che lo ha fatto arrivare sano e salvo (meno sano, tuttavia) fino alla chiusura di questa storia.
Come può un bimbo vivere di bacche? Ma soprattutto come un bambino vivere senza carezze?
Diremmo, non si può.
Eppure Manuel lo ha fatto e menomale.
Perchè la sua mamma era stata uccisa da un uomo che lui chiamava “nonno” ma che non era suo nonno?
Perchè non poteva andare a scuola come tutti i bambini?
Perchè un vecchio (direi bavoso, che se lo incontrassi il diavolo si spaventerebbe per il dolore che sarei in grado di procurargli) ha tentato di abusarne?
Non ci sono risposte “umane”, le cose accadono…e i libri, forse, ci aiutano anche a ricordare questo.
Grazie Manuel, grazie Marcello.

Questa la pagina Facebook dedicata al libro: www.facebook.com/ilbambinoinvisibile

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E questo è mio nonno, Armando, non c’è più perchè ha raggiunto mio nonna Anna, e ora litigano in paradiso…

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I cavalli delle giostre – Antonio Gentile

Un paio di settimane fa lo scrittore Antonio Gentile mi ha chiesto se fossi stata disponibile a leggere il suo libro e quindi farne, poi, una recensione.
Non è la prima volta che mi capita questo tipo di richiesta, sono sempre ben felice di leggere ma se il libro è di uno scrittore emergente scelgo di farne una recensione solo e soltanto se il libro mi è piaciuto, altrimenti no e questo perché non essendo una critica mi rendo conto che i miei “giudizi” sono basati sui miei gusti, qualcosa di molto soggettivo fortemente condizionato dalle letture che mi accompagnano da sempre, Pennac, Benni, Saramago, Marquez, Isabel Allende e altri.
Tra questi scrittori, oggi, aggiungo Antonio Gentile.

Ed eccomi a recensire il suo libroI cavalli delle giostre – , che mi è piaciuto sin dalle prime righe, forse per alcune strane coincidenze con la mia vita, coincidenze che per un attimo mi hanno fatto pensare a qualcosa di magico ..ma forse la scrittura E’ magica.

Letizia e Lorenzo, Cecilia, Matteo e Lucia, tre storie diverse ma nemmeno tanto, perché legate da un sottile filo, trasparente, invisibile agli occhi ma chiaro e distinto come un segmento bianco su un foglio nero all’anima, a quella delle persone che hanno sofferto.
Ho seguito le loro storie in punta di pagina, come se fossi seduta sui numeri delle pagine per osservare, guardando in alto, scene di vita, amore, dolore, disperazione, stupore.
C’è la musica, il pianoforte, c’è la perdita di un figlio, quella del proprio io, c’è la libertà dalla sofferenza che si raggiunge dopo il perdono, c’è la libertà dei cavalli delle giostre che significa molto di più di quel che sembra.
Mi piace molto anche il modo di comunicare dello scrittore, è “perforante”, come se le lettere diventassero suono, come se, anche dopo aver chiuso il libro, qualcuno continuasse a leggere ad alta voce.
Letizia e Lorenzo, fratelli, vivono una delle tragedie probabilmente più grandi per dei bambini (Letizia cercherà la pace nel suicidio), le loro vite si intrecciano con quelle di Cecilia (che incontra Lorenzo) e Matteo (che “amerà” Letizia).

Sapete che non rivelo mai il finale, sarebbe una cattiveria.

Per altro ho pensato che questo libro potrebbe diventare un bel film italiano, di quelli che si facevano una volta, di quelli dove il sentimento, la fragilità, la speranza, erano i protagonisti assoluti della sceneggiatura.

E’ possibile acquistare il libro o leggerne alcuni estratti sul sito web ufficiale: www.icavallidellegiostre.com

Il  6 marzo è uscito nelle librerie con l’editore Edizioni Anordest.

  • Autore: Antonio Gentile
  • Titolo: I cavalli delle giostre
  • Editore: Edizioni Anordest
  • Pagine: 223
  • Prezzo: 12,90 €

 

 

i-cavalli-delle-giostre

Storia di un corpo – pennac

Posso dirvi che ho aspettato, volontariamente, alcuni giorni prima di finire il libro, perché non volevo finisse, non volevo che quel corpo morisse; quel corpo é diventato una persona amica, ho vissuto il suo malumore da bambino, che non sopportava una madre eterea e adorava un padre morto troppo presto, ho assistito, in disparte, sfogliando le pagine con estremo silenzio, in punta di dita per timore di disturbarlo, alla sua prima notte di sesso, ho sofferto con lui per la morte del nipote, ho pianto, alla fine.

Copertina storia di un corpo

É bello, bellissimo.

“Storia di un corpo” é il diario di un corpo, quello di un uomo che scrive raccontando alla figlia, fino all’ultimo giorno, tutto quel che riguarda il suo corpo, quindi la sua vita, i bisogni fisiologici, quelli che attengono all’anima.
E lo fa utilizzando espressioni cosí vere ma mai volgari anche quando parla di come ha imparato a fare la pipi (“arrotolando il calzino”), “dell’arte dell’addormentamento”, della morte: ” é difficile capire cosa ci portano via, morendo, coloro che abbiamo amato…mentre i corpi sono vivi, i nostri morti tessono per noi ricordi….”
E la sofferenza dovuta ai mali che la vecchiaia porta con sè, Pennac la descrive come un contratto di locazione: “il mio corpo e io viviamo la fine del nostro contratto di locazione come due coinquilini indifferenti”.

Lucernario – Saramago

Dopo le prime pagine del libro del mio autore preferito, Saramago, che quindi conosco piuttosto bene, ho pensato: ‘é un falso’.
Non sembra lui a scrivere, lo stile non é quello per il quale siamo abituati a conoscerlo e a ricordarlo.
Lucernario, l’inedito dell’autore che ancora stento a ricordare non essere piú tra noi (la stessa cosa mi capita per esempio anche con Lucio Dalla, un altro scrittore geniale a mio avviso) é il testo che un editore si rifiutó di pubblicare e il libro che per Saramago rappresentó un vero e proprio dolore.
Scritto tra il 1949 e il 1952 riflette chiaramente il periodo, durante il quale certe cose erano normali (provateci adesso a dire che é normale picchiare la propria moglie) e altre assolutamente no (ad oggi le prostitute non vengono viste male, anzi, alle volte qualcuna diventa anche parte integrante della politica).

La scenografia é un palazzo a Lisbona abitato da sei famiglie differenti nei sentimenti e nei desideri, una sottile linea di inadeguatezza lega i personaggi in modo piú o meno evidente e alla fine, credo, (perlomeno a me é accaduto cosí) anche il lettore.
Come di consueto mi accade quando leggo, anche io ero dentro al libro, a un angolo delle stanze dove si compivano azioni dolorose, piacevoli o apparentemente silenziose, e osservavo i personaggi, tutti protagonisti, cercare disperatamente un’unica cosa: l’adeguatezza all’esistenza, che forse é la felicitá.
Il personaggio che ho amato e continuo ad amare anche dopo aver letto la 325esima pagina, é Silvestre, il calzolaio con la sua grassa moglie che ama come il primo giorno.
Poi ci sono 4 donne, una madre con le sue due figlie e una zia che sembra piú ‘madre’ di quella vera, poi una coppia che ha perso una figlia e che si odia fino al disprezzo, una coppia con un bimbo che non si odia ma non si ama, una donna mantenuta che detesta la propria madre, una famiglia con padre, madre e una figlia, piuttosto bigotti.

Caetano é il personaggio che odio e che mi ricorda Berlusconi (non so se il povero Caetano sia una vittima della mia indisposizione totale verso il nostro ex Presidente del Consiglio, che io, sottolineo, non ho votato..sia chiaro…sia molto chiaro!).
Si legge “a Caetano piacevano le donne, tutte le donne. La semplice vista di una gonna ondeggiante lo turbava”.

Tra le frasi che ho segnato, la descrizione che Saramago (?) fa della musica “Danza macabra di Honegger”, é cosí accurata che le parole consentono quasi di poter ascoltarla: “il coro dei morti, tra mille grida di disperazione e pena, urló il suo dolore e i suoi rimorsi, e il tema del dies irae soffocó, annulló i risolini di un clarinetto turbolento”.

Mentre scrivo questa recensione mi trovo a Solda dell’Ortles (Trentino Alto Adige) ed é un posto paradisiaco dove leggere, ma anche scrivere, sembra quasi una conseguenza inevitabile un pó come respirare. Ho ancora qualche giorno di ferie poi si ritorna in ufficio, nel frattempo ho portato con me un altro libro, “La bellezza e l’orrore – la grande guerra narrata in diciannove destini” di Peter Englund, autore che non conosco ma ho letto le prime 3 pagine e mi é giá piaciuto moltissmo.

A presto cari lettori …

Psicologia dei fenomeni occulti – Jung

Se siete anche lievemente interessati a esplorare i meandri della mente e del cervello allora non potete perdervi uno dei libri di Jung tra i più “sconvolgenti”: Psicologia dei fenomeni occulti.
Tratta di menomazioni psicopatiche, quali narcolessia, letargia, amnesia periodica, sognanti patologici e menzonieri patologici, scoprirete che certi politici italiani, poverini, forse sono seriamente malati, ma non lo sanno…ah se leggessero anche loro questo libro!
Veniamo a noi.
Il libro riporta una serie di casi sconvolgenti e reali che l’allievo del famoso Freud si trovò a dover esaminare nel corso della sua professione.
La Signoria E., affetta da isteria grave, che vedeva morti ovunque (un po’ come il piccolo Haley Joel Osment in Sesto Senso) e cadeveri nel suo letto, ma con i quali, pare, sia andata sempre abbastanza d’accordo.
Il Sig. Naef che per il troppo lavoro iniziò a delirare e a perdere, completamente, la memoria per diversi giorni, come il bambino Albert X, isterico, i cui attacchi di amnesia gli facevano disimparare qualsiasi cosa, ovvero non sapeva più leggere, scrivere o fari i conti.
Un lungo capitolo dedicato alla Signorina  S.W. , di 15 anni, il caso più eclatante probabilmente, con un’eredità patologica (padre, madre, sorella, zii, nonni…tutti mezzi matti).
Fintamente medium (cioè lei e tutti i parenti pazzi credevano davvero fosse una medium), affetta da una forma veramente stramba di sonnambulismo.
Poi il capitolo sui sogni, che ripercorre la storia dei sogni, come necessità, quasi bisogno vitale, dei primitivi che in essi trovavano la motivazione dell’esistenza degli spiriti.
All’ultima riga dell’ultima pagina (141) mi sono sentita quasi pazza…e forse lo sono, ma vabbè chissene importa 🙂

P.S. Ho imparato due nuovi termini (e pure per questo che i libri sono fighissimi!): criptomnesia e glossolalia.

libro psicologia dei fenomeni occulti