Comici spaventati guerrieri – Stefano Benni

So di essere ripetitiva perché non esiste una sola recensione dei libri di Benni nella quale io non lo abbia elogiato.
Per me è un genio delle parole e lo è sempre e lo è anche con questo libro, Comici Spaventati Guerrieri, storie che si intrecciano, ironia, acutezza nell’interpretazione degli stati d’animo, fluidità assoluta della lettura, originalità, sentimenti, insomma è sempre lui, uno dei miei preferiti e non si smentisce mai.
Lucio Lucertola, Lupetto, Arturo, Lucia, Carlo Camaleonte, Leone e molti altri personaggi, anzi direi “persone” popolano le vicende di un libro intenso.
Mentre lo leggevo mi è venuto in mente un buffet.
Io non sono golosa, mangio quel tanto che serve per vivere, però, è innegabile, davanti a un bel buffet che oltre a essere bello è anche buono, è innegabile, dicevo, che chiunque, quindi anche io, non si affolli a riempire il piatto con ingordigia.
Questo libro si legge con ingordigia, ecco.
Anche in questo caso voglio citarvi alcuni passi, non posso citare tutte quelli che avrei voluto quindi ho scelto quelli per me più significativi, quelli che hanno colpito direttamente la sede dell’animo che è nel cervello subito dopo aver attraversato l’occhio.
Lucio Lucertola, professore in pensione che “ In un bicchiere sul comodino ritrova il sorriso da cui si è separato per una notte.
Ed è sempre Lucio che si intrattiene nel dialogo, eccezionale, con Bice, la sua bicicletta “acquistata nel 1962 nel negozio di velocipedi…”.
Il babbo di Coniglio “…lo si può vedere alla finestra incastonato nella poltrona, un Buddha in mutande aureolato da mosche. Attualmente sta sparando proiettili di telecomando su uno schermo in burrasca.
Anche in Comici Spaventati Guerrieri non può mancare il riferimento al mondo del lavoro e nello specifico al tema dell’infortunio.
Arturo, dopo che un macchinario tedesco da lui domato per anni in fabbrica, un giorno si ribellò e gli strappò il braccio dal gomito”.
Infine, solo per darvi l’idea di come sappia tradurre in parole un quadro (ditemi se mentre leggete queste ultime parole che vi citerò non avete l’impressione, esattamente, di vedere quel che state leggendo), in merito alla notte, Benni scrive: “Man mano che la notte arrivava in città la salutavano parole luminose. Alcune erano lunghe e pulsanti, tremavano e camminavano invitando a film e snack e ristori, altre erano semplici punteggiature, virgole di lampioni, esclamativi di semafori, file di punti rossi di auto incolonnate.”

copertina libro Comici spaventati guerrieri

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Spiriti – Stefano Benni

Gli Spiriti, gli uomini, i politici, due gemelli, Salvo e Miriam (figli di due sciamani), incredibili vicissitudini che nascono dalla fervida immaginazione di Benni che attraverso figure straordinarie, mette in luce miserie, vizi, virtù, paure della razza umana, tutto gira intorno ad un Megaconcerto.

Attraverso trasformazioni fantastiche di spiriti in animali, vento, fulmini e altre forze della Natura, si snocciola uno dei racconti più intrisi di creatività che abbia mai letto, per esempio ( ma è solo uno dei molteplici) così descrive un certo Sys Req, genio del computer: “Da anni soffre della sindrome di Bowser…era allergico al novantasei per cento delle forme di realtà…ed esibiva il suo tic caratteristico continuando a diteggiare su un’immaginaria tastiera mentre parlava…”

In Spiriti è possibile rintracciare i “volti” di alcuni rappresentanti politici, immaginandoli buffi, goffi, spietati o, semplicemente, stupiti, impegnati a sostenere l’apparenza a discapito della sostanza, sempre e comunque, in ogni ambito della vita e della morte.
Ecco come descrive il sovrappeso del presidente dei presidenti:
Guarda la sua ombra…la sua sagoma è ancora ingrossata, dieci anni fa sembrava il Cile, ora ricorda il Canada”.
Sempre in merito alla Politica, ecco alcune “chicche” che ritengo straordinarie:
Il Paese esprime sempre una volontà di cambiamento e questa è la migliore garanzia dell’immutabilità politica. Basta non cambiare mai, di modo che il popolo possa continuare a esprimere la sua volontà di cambiamento.”
In merito all’intervista di una giornalista al presidente, al quale faceva notare che, anche lo scorso anno aveva risposto le stesse identiche cose senza che nulla accadesse, ecco come risponde l’intervistato:
E’ il segno che la nostra è una politica coerente…
Geniale la definizione di potere:
Il potere è fare l’unica cosa che si crede di poter fare e far credere che si l’unica cosa che si può fare”.

In Spiriti, il libro inizia con la fine del mondo, si rintracciano tutti i temi cari a Benni, come l’ecologia ( bellissima la frase di uno Spirito, Poros, che afferma:”per salvare la terra bisogna aiutare gli uomini nel loro sogno di autodistruzione”), l’inutilità della guerra, la politica, la ribellione ( “saper bruciare solo ciò da cui poi nascerà erba nuova, ecco la vera ribellione.)

Saltatempo – Stefano Benni

Sagace e tra i più creativi, nel libro Saltatempo, Benni intreccia alla storia di un ragazzino, soprannominato Saltatempo, che cresce tra allucinazioni (?), gnomi, valori e tentazioni (persino quella di uccidere, anche se per una “sana” vendetta), la storia di altri personaggi per lo più di paese, signorotti, magia ed ecologia.

Detto così sembra un minestrone e forse lo è, ma di quelli ottimi però!
La storia inizia con l’incontro con un Dio ( che potrebbe essere il Dio cattolico, ma se qualche prete leggesse il libro lo troverebbe alquanto blasfemo):

Quando ero molto piccolo ho visto un Dio”: già da qui, dal fatto che utilizzi l’articolo indeterminativo “un” invece che il determinativo “il”, ci fa capire, a mio avviso, che Benni (Saltatempo) è profondamente rispettoso della religione altrui…

Ed ecco perché qualcuno potrebbe ritenerlo blasfemo: “Subito l’uomo nuvola mi sorride e io capisco che solo un Dio sorride così e si accovaccia sul poggetto, controluce, tra la valeriana e i radicchi, si tira giù tre o quattro tipi di braghe e mutande e comincia a farla, ma a farla davvero…”
Un Dio dunque estremamente vicino all’uomo.

Cresce Saltatempo tra i naturali impulsi sessuali della sua giovane età, la voglia di lasciare un piccolo paese troppo piccolo per le sue ambizioni e il desiderio, quasi incontrollato, di tornare sempre lì, soprattutto per difendere la terra, il fiume, dalle mire espansionistiche di un costruttore (distruttore) (no, non si chiama Bush).

Avrei dovuto decidere cosa fare…andare all’università o partire per Cuba o suicidarmi o fondare un gruppo rock, o fondare un gruppo rock e poi suicidarmi in tournee, oppure metter su un fruttaeverdura di sinistra o commettere un tirannicidio…

Così come inizia, il libro finisce: con l’incontro con quel Dio.
In sostanza quel Dio gli spiega perché si chiama Saltatempo e qual è la funzione di quei due orologi, potrei dire magici, ma non è esattamente così…
Di certo e sicuro c’è che un serissimo consiglio di gruppo fatto di gnomi, streghe e arpie ha emesso la sentenza: Saltatempo deve continuare a vivere.
Buona lettura, attendo i vostri commenti!

Achille Piè Veloce – Stefano Benni

Dopo aver letto questo libro di Benni, Achille piè veloce, sono stata circa una settimana a chiedermi se, da qualche parte ci fosse davvero questo Achille, nascosto da tutto e tutti in modo che nessuno potesse vedere le sue deformazioni.

Il libro è doloroso, almeno lo è stato per me, che, è vero, mi commuovo perfino davanti ad una formica che trascina una briciola di pane e che, puntualmente, aiuto e che, puntualmente, scappa, perdendo anche il pezzo di pane.
Ma torniamo ad Achille Piè veloce: si intrecciano le vite di due personaggi, Ulisse e Achille, uno, un anonimo scrittore che ha perso l’estro e la creatività, l’altro, un mostro umano pieno di crudele realtà, apparentemente scontroso, maleducato.
L’incontro tra i due avviene, e dall’incontro nasce e si evolve la storia dell’uno e dell’altro, le storie delle persone a loro vicine, come quella della bella Pilar.

Benni tocca diversi temi, il lavoro, l’insoddisfazione personale, il sesso, l’amicizia, la corruzione, la politica, l’amore per la vita che in certi casi corrisponde perfettamente all’amore per la morte.

Cosa succede alle persone cosiddette normali quando incontrano di colpo un matto che urla o le investe di un delirio incomprensibile?…Dopo l’incontro restano immobili…ma il loro volto è cambiato, è come se fossero state fotografate da una luce accecante…”: così inizia il libro, e così “non” finisce, ma quasi, quando Achille Piè veloce scrive: “Solo il dolore insegna cos’è la vita senza il dolore”.

Non posso rivelarvi la fine, forse qualcuno se la immagina, altri no, la verità è che ognuno di noi potrebbe costruire un finale secondo le proprie inclinazioni e secondo la propria sensibilità, resta il fatto che Achille Piè veloce ti resta dentro, qualunque finale tu abbia scelto.

Margherita Dolcevita – Stefano Benni

Margherita Dolcevita, recensione della storia di una ragazzina ecologista e grassottella

Ecologista nel cuore, la rotondetta Margherita Dolcevita di Benni, dai biondi capelli ricci e l’animo pieno di ideali, ad un certo punto della sua vita si trova davanti ad un vero e proprio mistero con l’arrivo di vicini alquanto strani.

I Del Bene potrebbero essere alieni, vampiri, pazzi, malfattori, razzisti o tutte le cose insieme…ma solo alla fine del libro si potrà comprendere il messaggio che sin dall’inizio tesse la ragnatela attraverso le parole.

Una famiglia normale quella di Margherita Dolcevita:

  • il nonno, spassoso, vive in soffitta mangiando cioccolata: “…ogni venerdì sera balla il tango con un fantasma, dona Lupinda de Camarones Guetierrez, morta nel 1854, poi arriva il marito…e lui e il nonno si battono a duello tutta la notte”;
  • il padre, meteoropatico, facilmente condizionabile: “Ha arruolato duemila capelli che vivevano vicino all’orecchio sinistro e li ha costretti a emigrare nel deserto dell’emisfero destro, formando una sciarpa di peli che si appiccica al cranio con un’overdose di brillantina..”;
  • la madre annoiata, che guarda solo e sempre telenovela: “a voler essere precisi sembra una bustina da tè usata”;
  • due fratelli, uno di 18 anni pieno di brufoli che “mangerebbe polenta e panda, anche se fosse l’ultimo esemplare del mondo”, l’altro, più piccolo, un quasi genio “innamorato dell’insegnante di matematica, che sembra una cicogna con gli occhiali”;
  • Pisolo, il cane: “…il mio cancatalogo, perché più che un incrocio è veramente un catalogo di tutte le razze canine e animali e forse vegetali apparse sulla Terra…

E poi nella vita di Margherita c’è anche l’amore, quello per un Angelo misterioso, la Bambina di polvere (leggenda o verità?), gli animali, il rispetto per la vita, sotto qualunque forma (per principio!).
Con una lettura veloce Benni ci mostra il magico mondo di Margherita Dolcevita, così bello, così pulito.